Led

Chiedo a Dario una striscia led in regalo per Natale.

Perché? mi risponde.

Una sera, a cena da una coppia di amici, abbiamo visto emanare dal salotto un tenue chiarore bianco, diffuso come un vapore. Che bello! ho detto, inondando i polmoni con quel pulviscolo luminoso. Era una semplice striscia di luci led che correva sopra i componibili e attorno al televisore.

Dario si porta al lavoro un thermos di tè da casa, io bevo il caffè al bar chiacchierando con la mia amica; lui prende a prestito in biblioteca i libri che legge, io corro dal giornalaio il venerdì a comperare Donna moderna o qualche altra rivista; amo il pane fresco di giornata, Dario finisce quello che rimane il giorno dopo a colazione.

Ogni giovedì mia madre va dal parrucchiere per la messa in piega, quando era vivo mio padre ci andava a Pasqua e a Natale. Ha sempre fatto la casalinga, non ha mai portato soldi a casa. L’altro sabato sono andata a trovarla come ogni settimana, mi ha mostrato una gonna color verde bottiglia che si era appena comperata.

Ti sta proprio bene, mamma.

Non ho speso tanto.

Dario è stato educato in famiglia a finire tutto quello che c’è nel piatto.

Che senso ha desiderare qualcosa, mi dice, se non posso permettermelo.

Tu non sogni più.

A un compleanno gli ho regalato un maglione blu a losanghe rosse. Ne ho già di maglioni, ha commentato, non serviva. Dopo però lo indossava sempre e lasciava gli altri nel cassetto. Dopo. Dopo mi ha ringraziato.

Ho perso il lavoro l’anno scorso, la ditta è fallita. Mi sono rimboccata entrambe le maniche: faccio le pulizie in una casa dove ci sono tre bagni da far risplendere, con piastrelle fino al soffitto, ripiani in marmo, specchi e finestre enormi. Soldi però non ce ne sono mai abbastanza.

Ma è Natale. Dario ha cercato le strisce led su Amazon. Costano da 9 euro e 99 in su. Forse quelle troppo economiche sono una fregatura, dice, meglio spendere un po’ di più. Legge le recensioni, poi si arrabbia perché deve perdere ore a vagliarle tutte per fare la scelta giusta.

Non ti andrebbe qualcosa di utile? mi chiede.

Mi piace la striscia.

Ho tolto i lampadari dalle stanze, sostituendoli con lampade a stelo. Cerco le luci intime, calde come l’abbraccio della morbida coperta in pile, quando mi sdraio sul divano per un sonnellino.

Dopo non la userai neppure, borbotta Dario. Come lo scarabeo che hai voluto l’anno scorso. Ci abbiamo giocato due volte.

Mi controlli?

Fai tu allora, se sei più brava a far quadrare i conti.

I soldi sono tuoi.

Non riusciamo mai a parlare troppo a lungo di denaro. Mi spavento, mi innervosisco, mi arrabbio. I nostri discorsi finiscono sempre con un lasciamo perdere. Fino alla discussione successiva. Non mi sento mai libera di decidere quello che voglio comperare, come mia madre quando era vivo papà.

Mia madre va a Budapest con il gruppo anziani per le feste, le ho detto di coprirsi bene per non prendersi l’influenza. Io guardo i documentari in televisione la domenica pomeriggio, fantasticando di spiagge caraibiche e città d’arte. La mia amica ha chiesto al compagno delle scarpe nuove per Natale, Zanotti o Ferragamo, non sa decidersi.

Fuori fa freddo, siamo seduti sul divano in soggiorno. Dopo aver mangiato il panettone, Dario ha attaccato la striscia led con il nastro adesivo ripiegato ad anello, così non si vede, dietro la televisione e su un lato dello scaffale dei libri. Nel pacchetto del regalo c’era anche Arpège. Ho trovato un campioncino del profumo in una rivista, mi ricordava la pelle accaldata prima di fare l’amore.

Non ti ho preso niente…

Ti avevo detto che non volevo nulla.

La striscia led costa 17 euro e 99 e il telecomando ha 44 tasti. Le luci possono diventare bianche, gialle, rosa, azzurre, verdi e viola, con diverse tonalità; sono fisse oppure intermittenti; e se intermittenti passano da un colore all’altro in dissolvenza oppure a flash; flash dal ritmo lento, oppure veloce come luci stroboscopiche in discoteca.

Giochiamo a sperimentare tutte le combinazioni e a riprovarle per decidere quelle che ci piacciono di più, poi rimaniamo accoccolati a guardare la televisione, incoronata da un’aureola rosa pallido, come fossimo davanti a un caminetto.

Un racconto di Maurizio Donazzon

Illustrazione di Emma Grillo

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