Ok, ci provo - Narrandom

Ok, ci provo

Ero abituato a vedere la mia coinquilina in reggiseno. Quando Sabrina e io dormimmo nella stessa stanza per la prima volta rivelò una lingerie minimale: un paio di brasiliane talmente sottili da perdersi tra le natiche piene, abbinate a un reggiseno di pizzo verde piuttosto fastoso. Mi meravigliai della geometria delle sue forme, dell’armonia delle curve, dell’equilibrio di magrezza e abbondanza che, accortamente alternate, rendevano il suo corpo spietatamente perfetto.
Quella sera vorticava nella stanza mezza nuda, in cerca di un abbinamento carino per il mattino dopo, chiedendomi di tanto in tanto dei consigli che non riuscivano mai a convincerla del tutto. Si fermò davanti allo specchio, girando le spalle a destra e a sinistra, con un’espressione compiaciuta sul volto.
«Ho proprio delle belle tette.»
Alzai lo sguardo dal cellulare e Sabrina mi si avvicinò, forse un po’ troppo.
Mi ritrovai i suoi seni ad altezza viso. Due sfere piene e regolari, esteticamente molto appaganti, fasciate in un reggiseno di raso nero con l’allacciatura sul davanti.
«Credo proprio di sì.»
«Senti un po’.»
Sabrina prese la mia mano e se la poggiò sul seno. Mi ritrassi sorpreso da quel gesto sconveniente, poi – sentendomi quasi irrispettoso – le accarezzai il seno sinistro con due dita: era molto liscio.
«Ah, Cristo! Ma ti sembra il modo di toccare delle tette?»
Emisi un risolino imbarazzato e riprovai, con più decisione. Aprii le mani a coppa e circondai entrambi i seni. Iniziai a palpare delicatamente. La sensazione tattile era senza dubbio piacevole, mi infondeva persino un’inaspettata sicurezza.
«Non sono male, vero?»
«Direi di no.»
Sabrina infilò le dita tra le mie e sganciò il reggiseno lasciandolo cadere sulle mie ginocchia.
La guardai negli occhi, lei alzò le sopracciglia, sembrava volesse dire “Beh, che aspetti?”, così iniziai ad accarezzare, stringere dolcemente, giocherellare coi capezzoli. Dovetti ammetterlo: era quasi divertente, liberatorio.
«Sapevo che sarebbero piaciute anche a te. Le tette sono tette, no?»
Non sapevo se si aspettasse una mia risposta, mi limitai a dire «Sono molto graziose.»
«Graziose», ripeté alzando gli occhi al cielo.
«Ok, sexy», mi corressi, accennando un sorriso imbarazzato.
«Davvero?»
«Sì.»
«Dimostralo.»
Avvicinai le labbra al capezzolo, schioccai un bacio sull’areola. Il primo di una lunga serie.
Ci spogliammo a vicenda e – un po’ per sfida e un po’ per gioco – finimmo sdraiati sul suo letto, abbracciati sotto le coperte.
Affondai il viso tra i seni di Sabrina, bacini a stampo con qualche discreto colpo di lingua sui capezzoli turgidi. Nel frattempo le sue mani gingillavano col mio pisello ancora incredulo. Le dita sottili disegnavano cerchietti sulla punta, ne percorrevano la lunghezza per intero – accarezzando con crescente frenesia – per poi serrarsi a pugno in movimenti rapidi e consapevoli.
Non sapevo esattamente dove andare, così mi avvicinò alla sua vagina e mi ci infilai adagio.
Era molliccia e umida – come pensavo – e inaspettatamente calda.
Solo in quel momento realizzai che stavo davvero scopando una vagina. Tentai di sedare l’immagine di una caverna carnea, dalle pareti appiccicaticce e viscide, con quelle oscene protuberanze gelatinose, deformi e raggrinzite, similmente a una lumaca spappolata.
Il mio pisello era lì dentro, il mio bacino si muoveva per istinto.
Bastava non pensare a ciò che c’era lì sotto.
Sollevai il viso dai seni accoglienti di Sabrina e la guardai negli occhi. Da quella prospettiva non era poi così diverso dal solito. Il sesso è sesso – pensai: eccitazione, scarica di adrenalina, ritmo, gemiti, sudore. Solo quei seni – obiettivamente gradevoli al di là di qualunque inclinazione soggettiva – mi disturbavano. Oscillavano su e giù, così fuori luogo, così ingombranti, così estranei.
Chiusi gli occhi, inarcai la schiena e baciai Sabrina sulla bocca. Baciai con bramosia, a labbra dischiuse e lingua famelica, nostalgica.
A poco a poco quei seni pretenziosi sparirono.
Riaffiorarono i ricordi dell’estate, del mare e del sesso sulla spiaggia. Quel suo modo delicato di carezzarsi il mento, i riccioli color miele, le labbra screpolate dal vento. Le mani che mi cercavano, mi toccavano, mi stringevano a sé, contro di lui, sempre più forte.
I miei gemiti si facevano più profondi, i colpi più decisi.
Venni bruscamente riportato alla realtà, a letto con Sabrina che ansimava sotto di me.
Me ne ricordai giusto in tempo.
Mi allontanai dal suo corpo e nell’indecisione rimasi col pisello a mezz’aria, sul suo ventre.
Mugolai di piacere, accarezzandomi il glande. Trassi poi un sospiro, quasi di sollievo.
Sabrina aveva la fronte sudata e un’espressione scomposta.
I suoi seni, così regali, erano impiastricciati del mio bianco semitrasparente.
«Scusami tanto, io…»
«Non scusarti», mi interruppe lei. «Allora, com’è stato sborrare su un paio di belle tette?»
Tentennai, cercai di prendere tempo, recuperai dei fazzoletti dal comodino con cui ripulire il petto di Sabrina.
«Oh, che cosa tenera», sorrise. «Comunque si vede che non fanno per te.»
Si alzò dal letto e se andò – nuda e sporca – lasciandomi lì, con un fazzoletto in bilico tra le dita.

 

Davide De Capitani

Davide nasce vent’anni fa in quel ramo del lago di Como. Refrattario alle manifestazioni d'affetto, da grande adotterà un carlino di nome Carver. I papillon che si ostina ad esibire contribuiscono a farlo sembrare uno snob classista. In realtà gli fanno solo schifo le cose - spesso le persone -, ma ha un cuore d'oro.

2 pensieri riguardo “Ok, ci provo

  1. Un inedito per te, ma hai colpito nel segno ancora una volta. Per quanto la narrazione sia esplicita e diretta, rimane comunque dolce e tenera. Una delicatezza di fondo che non si perde nemmeno tra i termini più crudi di entrambi i rapporti… Bravo!

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