finalmente

Attualmente c’è tutta una serie di cose, sì, in testa, una serie di cose, mia madre, un gatto piccolo, mia madre che è morta quando avevo diciotto anni, sì, attualmente nella testa c’è tutta una serie di cose, un gatto piccolo cammina sul mio letto, allora, il problema è iniziato qualche settimana fa, sì, il problema è uno, allora, il problema vero è iniziato quando è arrivata la febbre, cioè, il problema c’era già da prima, è chiaro, cioè, il bubbone grosso accanto al coglione sinistro, sì, quello era il problema, il bubbone che prima se ne stava soltanto lì, fermo, se non lo toccavo non faceva male, se non ci pensavo non faceva male, il problema vero, però, il problema che ha scombinato tutto, il problema vero è iniziato quando è arrivata la febbre, perché il bubbone, prima, era lì, fermo, mia moglie e io non ci tocchiamo, mai, non ci tocchiamo nemmeno i piedi, la notte, niente, siamo bravi, non ci sfioriamo nemmeno i gomiti, figuriamoci se può accorgersi del bubbone accanto al coglione sinistro, mia moglie, figuriamoci, non se ne accorge mica, siamo bravi, sono tre settimane che sta lì, il bubbone, è uscito all’improvviso, mi ricordo, come se fosse fiorito, così, all’improvviso, di notte, è fiorito, una mattina, tre settimane fa, sono andato a pisciare, gli acciacchi, sì, gli acciacchi che uno ha, normali, la mattina, sono andato a pisciare, mi abbasso i boxer e sento un male, sì, un dolore strano, mi guardo, il bubbone, lì, rossastro, il bubbone, accanto al coglione sinistro, e io ho pensato che eccolo, eccolo lì, finalmente, ho pensato, finalmente, ci ho passato sopra un dito, piano, se spingevo un poco faceva male, rossastro, quel dolore strano, finalmente, ho pensato, forse ho pure sorriso, poi niente, ho pisciato, ho rimesso gli slip, poi tutto normale, più o meno, passavano i giorni, dovevo fare attenzione, certe volte mi schiacciavo involontariamente il bubbone, per esempio quando mi sedevo, o quando guidavo, facevo delle smorfie, così, quelle smorfie di quando hai un fastidio, un acciacco di quelli normali, mi faceva male, un dolore strano, ma sopportabile, sì, e ho pensato che si poteva andare avanti così per un sacco, per sempre, ho pensato, mi ricordo, a un certo punto, ho pensato che si poteva andare avanti così per un sacco, per sempre, che se veramente era un tumore, insomma, a un certo punto, non so, io non ho mai avuto dubbi, è un tumore, per forza, non so come si manifesta un tumore, non mi sono voluto informare, no, niente internet, niente medici, no, meglio di no, lasciamolo stare lì il bubbone, male non fa, se non lo schiacci, insomma, male non fa, si poteva andare avanti così per un sacco, per sempre, che se veramente era un tumore, insomma, a un certo punto, non so, a un certo punto sarei morto e basta, mi ricordo che ci ho pensato, a un certo punto sarei morto, finalmente, così, con il bubbone che, così, tranquillo, emanava il suo malessere in tutto il corpo, e niente, e poi sarei morto, finalmente, all’improvviso magari, ma invece no, ecco, la febbre, ecco, il problema vero è iniziato quando è arrivata la febbre, sì, perché una febbre così, una febbre di quelle che uno se ne sta così nel letto, fermo, facendo versi, lamenti, una febbre così, io non me l’aspettavo, mi sono dovuto mettere a letto, un freddo, sotto le coperte, un freddo, mia moglie lì attorno, cos’hai, cos’hai, io, appena usciva un attimo dalla stanza, io lì che mettevo la testa sotto le coperte e mi guardavo il bubbone, era diventato nero, il bubbone, nero, nero proprio, e una puzza, una puzza non troppo forte, ma una puzza che io la sentivo, quella puzza, la sentivo che era dal bubbone, mettevo la testa sotto le coperte, mi guardavo il bubbone, sentivo la puzza, speravo che la puzza non si sentisse, poi uscivo da sotto le coperte, versi, lamenti, mia moglie, mi ricordo, ieri, o stamattina, non so, mi ha detto «Io chiamo il dottore», e io «No», e lei «Non è normale ’sta febbre», e io «Febbre, un giorno, due giorni, passa», e lei «Io per stare sicura lo chiamo», e io «Chi?», e lei «Il dottore», e io «No», e lei è uscita dalla stanza, e io non so, attualmente mi ricordo cose tipo mia madre, un gatto piccolo, mia madre che è morta quando avevo diciotto anni, mia madre, lì, seduta ai piedi del letto, attualmente, mi ricordo, e un gatto piccolo che mi morde le dita delle mani, lì, sul letto, mi ricordo, ma la cosa che mi ricordo di più, ora, ora che ci penso bene, mi ricordo che ho scalciato via le coperte, mi sono alzato, mia madre non c’era più, il gatto non c’era più, sono andato in cucina, un bruciore, il bubbone, un bruciore, un dolore, zoppicavo, mi ricordo, zoppicavo, sono andato in cucina, mia moglie la sentivo, la voce, mi ricordo, era in salotto che parlava al telefono, mi ricordo, la sentivo, mia moglie, mi ricordo, diceva, al telefono, diceva «Amore, amore, ti prego, sta troppo male, devi visitarlo, ti prego, amore, vieni appena puoi», io lì in cucina, ho preso ho un coltello, mi ricordo, sono andato in bagno, finalmente.

 

Un racconto di Andrea Donaera

Illustrazione di Maria Caruso

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