Si sente tutto

Si sente tutto

Non è una buona idea.

Tommaso sale le scale a due a due, e tiene la testa bassa. Fissa i lacci delle scarpe, intrecciati così forte da bloccargli la circolazione, e si ripete che non è una buona idea. Lo sa, eppure non può farci niente.

Dalle portefinestre allineate lungo il pianerottolo, arrivano odori di cucinato e conversazioni in una lingua di cui non riconosce il significato.

Quel palazzo non gli è mai piaciuto. E non perché si trovi nel quartiere più pericoloso di Torino, non perché abbia tutta l’aria di sgretolarsi da un momento all’altro: ma perché si sente tutto.

“È divertente”, gli dice sempre Viola, a cui invece piace farsi gli affari degli altri. È impossibile studiare da lei con tutto quel casino, ma Tommaso l’asseconda, ogni volta, perché non vuole che torni a casa da sola.

Quando arriva al terzo piano ha un lieve accenno di affanno. Viola lo aspetta sul ciglio della porta, illuminata soltanto per metà, con un turbante rosa in testa. Appena lo vede, accenna a un gesto impaziente di accoglienza.

Cazzo, non è una buona idea.

Tommaso entra come se stesse per tuffarsi in una piscina ghiacciata: prima i piedi, uno alla volta, poi, adagio, tutto il corpo, e infine la testa.

Viola è di spalle, ciondola davanti al frigo aperto e intona tra le labbra un motivetto indeciso. Tira fuori due Beck’s e le lascia sul tavolo. Tommaso ne afferra una, la stappa con un accendino. Lo sbuffo della bottiglia aperta lo rassicura.

Un sorso e pensa.

Ha almeno tre possibilità.

 

Ipotesi A: la sorpresa.

Un bacio. Mentre parla la bacio. Mentre cammina, la prendo la giro e la bacio. La bacio quando non se l’aspetta. La bacio e basta, senza dire niente. La bacio, la guardo negli occhi e…

 

Intanto Viola è sparita dietro la sua camera. Tommaso sente il rumore dell’asciugamano lanciato sul letto, quello dei capelli frustati in aria, la spina inserita nella presa, il suono del phon che riempie tutta la stanza.

Sente che fuori si è messo a piovere.

 

No, ecco, l’ipotesi A è proprio un’idea di merda: cosa succede dopo il bacio? E poi Viola non ama le sorprese, la imbarazzano, la fanno diventare aggressiva e respingente. È timida, Viola, o forse solo un po’ stronza. In ogni caso, il bacio a sorpresa meglio di no.

 

Viola irrompe in cucina correndo e sussurra un “eccomi” tra i denti. La catenina d’oro che porta legata al collo sbatte contro lo sterno sporgente. Si siede accanto al ragazzo, ingolla un sorso di birra e apre il suo Mac Book Pro. Sul desktop, l’immagine di un’iride scura, copertina dell’ultimo album dei Cani.

 

Ipotesi B: la canzone.

Mi dichiaro cantando. Mi dichiaro cantando una canzone. Di un altro, ovviamente, perché io non so scrivere canzoni. E forse nemmeno intonarle. Ma sono state inventate per questo, no? Per sopperire alle mancanze di persone come me.

Le canto una canzone per farle capire che ho aspettato per anni che si lasciasse con quello, e adesso che l’ha fatto, adesso che l’ha finalmente fatto, non posso più aspettare…

 

Viola apre una presentazione Power Point. I colori arancione e blu riempiono una scritta triste e anonima: La luna. Tesi di maturità di Viola Ciccone, Liceo Classico Tito Livio, anno scolastico 2016 – 2017.

 

Invadente, nemmeno l’ipotesi B è una grande idea. Potrebbe spaventarsi. Dopotutto, si è lasciata solo da trentasei ore dopo due anni di relazione. Forse è meglio continuare ad aspettare. Darle il suo tempo, o il suo spazio, o quello che è.

 

Tommaso fa rimbalzare il mento due volte, con aria determinata, e avanza con la sedia verso il tavolo. L’ascolta. Viola ha iniziato a ripetere: ha una voce composta e leziosa. Con una mano fa scorrere le slide sullo schermo del computer, con l’altra gira tra le dita la punta, ancora bagnata, dei capelli.

 

La luna ha una forma quasi sferica, è opaca, e brilla di luce riflessa del Sole. Orbita a una distanza media di circa 384 400 km intorno al nostro pianeta e ha un periodo di rivoluzione di 27 giorni, 7 ore, 43 minuti, 11,5 secondi.

La luna, dice, è l’unico satellite naturale della terra.

 

“Satellite”, ripete.

Mentre si lascia rotolare sulla lingua quella parola, Tommaso ne sente tutto il significato, la pesante e continua rotazione, la volontà di avvicinarsi sempre, un pochino di più, la frustrazione di non poter sfuggire a un moto già stabilito.

Fuori piove e tutti i panni stesi sono bagnati.

Viola parla e gesticola, Tommaso soffia nella bottiglia: è lì che vanno a finire tutte le storie.

 

Per fortuna, ha ancora una possibilità.

 

Ipotesi C: il silenzio.

Immobile, al centro di un vecchio palazzo di ringhiera, Tommaso guarda i gradini consumati, l’intonaco dei muri che cade, la sterpaglia verde e gialla che spacca il cemento.

E spera che da lì, in fondo, si senta tutto.

Jolanda Di Virgilio

La vita di Jolanda è un pendolo che oscilla tra la nostalgia di casa e il terrore di tornarci, la scelta di essere vegetariana e la passione per il cibo spazzatura, l’amore per Kieslowskij e l’esaltazione per la nuova stagione di TheLady. Nell’attesa che le venga diagnosticato il disturbo bipolare, legge e guarda serieTV.

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