Ricordi?

Sai che c’è?

Secondo me è stato per via del sapone. Penso che il segreto stia lì. Quando il corpo ha iniziato a gonfiarsi d’acqua, al largo di Otranto, a oscillare in balia delle onde. È accaduto in quel momento: la possibilità che il corpo venisse restituito alla terraferma ha perso ogni significato.

Ecco perché era avvolto da tutte quelle bolle. Non si trattava di spuma marina, ma di sapone. Non l’abbiamo mai scoperto, ma mi è tornato in mente adesso. Il sapone, a volte, non si limita a pulire. Toglie di mezzo.

Ricordi? Il giorno in cui abbiamo trovato il corpo, hai sussurrato che dovevi parlarmi. Mi hai guardata con gli occhi di un cane a cui l’hanno appena fatta nella ciotola. Hai detto: «C’è una cosa di cui dobbiamo discutere».

Ho insistito perché andassimo in spiaggia. Me l’hai insegnato tu: «Anche un dramma deve avere sfumature piacevoli».

Quando me l’avevi detto la prima volta, ti avevo chiesto: «Come le sottilette sui finocchi?». Tu avevi sorriso, facendo sì con la testa.

Hai sorriso anche quel mattino. Ci siamo avviati. Io in gonna, tu con il maglione sulle spalle. Appena possibile, mi sono tolta i sandali e li ho presi in mano. Mi piaceva farli dondolare mentre tu mi parlavi, ricordi?

Ho atteso che tu iniziassi, che mi dicessi di cosa dovessimo discutere, ma continuavi a fissare l’orizzonte. Ho fatto quello stupido balletto, con le onde che mi lambivano le caviglie. Ho pensato al Titanic, anche se non ho mai imparato i passi del Valzer. Poi sono tornata da te, al tuo fianco. Abbiamo camminato così per un poco, in silenzio, la sabbia bagnata che cedeva sotto i nostri piedi.

Prima che tu aprissi bocca, l’abbiamo visto. Mi sono stretta a te e ti ho chiesto: «È ciò che credo che sia?».

Tu hai risposto: «Sapevo che saremmo dovuti rimanere nella hall dell’hotel».

Ci siamo avvicinati all’uomo. Per un istante, ho pensato che prendesse il sole a testa in giù, e che tutte quelle bolle non fossero altro che un eccesso di precauzione. La crema solare e tutto il resto.

Ricordi? Ti ho chiesto se non fosse il caso di rianimare l’uomo. Di fare un tentativo. Mi hai fissata come quelle mamme che beccano i figli sui porno. O così mi è parso. È stato quando ho visto la tua faccia, che ho capito.

Abbiamo aspettato l’arrivo della polizia. Gli agenti hanno detto che l’uomo doveva essere affogato, ma poi è venuto fuori che nei polmoni c’era troppa poca acqua. Ci hanno fatto un mucchio di domande. Conoscevate la vittima? Avete visto qualcosa? Avete toccato qualcosa? Avete sentito qualcosa?

Mi sono sentita un personaggio di quei libri che ti piacevano leggere. Grisham, Patterson, Carofiglio, QualcosaInFrancese Izzo, ricordo bene?

Gli agenti hanno detto che ci avrebbero aggiornati, ma non ci hanno fatto sapere più nulla.

Quella sera, a cena, mi hai guardata come se fossi stata io, a uccidere l’uomo. Ho notato lo sforzo nelle tue parole. Ti eri accorto che non portavo più la fede. Ho provato a spiegarti che non riuscivo a trovarla, che non l’avevo nascosta, che non l’avevo buttata via.[GS1]  Era semplicemente scomparsa. Secondo te l’avevo lasciata a casa di qualche amante. Un collega, forse? Un uomo più giovane? Avevi una tua teoria, e quella sera hai unito i tasselli del puzzle a tuo piacimento, con un impeto che mi ha fatto pensare a quei vecchi documentari in cui Hitler sbraitava ordini con occhi da pazzo[GS2] . Forse hai preso al volo l’occasione, hai semplicemente chiuso le valige che stavi preparando da tempo. Ecco cosa penso.

Ma ci tenevo a dirtelo. Ci sono arrivata adesso. Penso che sia morto per via del sapone. Qualcuno ha costretto l’uomo a bere sapone fino a morirne. Ecco perché non ne è rimasta traccia, dopo.

Il sapone si è sciacquato nel mare, restituendo un corpo pulito, privo di tracce. Forse dovrei chiamare la polizia e riferire il mio spunto, perché mi è parso che nessuno avesse preso nota del sapone. Come se fosse troppo delicato per fare del male a qualcuno.

Ci tenevo a dirti anche questo. Oggi, mentre ero in bagno, mi è caduto il tappo del dentifricio nel tubo. Ho chiamato l’idraulico. Un ragazzo giovane, che secondo le tue fantasie sarebbe potuto essere un mio amante. Alto, giovane, ma molto professionale. Ha risolto il problema allo scarico senza dire una parola. Una di quelle persone cresciute nel rispetto dei ruoli.

Solo dopo che ha finito, si è rivolto a me. Mi ha porto il tappo. L’ho afferrato. Lui ha messo la mano in tasca e mi ha consegnato la fede. Ha detto: «Signorina, veda di stare più attenta».

L’ho pagato, ma non sono riuscita a ringraziarlo. Né a dire altro.

La fede. Penso fosse venuta via con il sapone, lavandomi le mani, chissà quando. Ecco tutto.

La trovi dentro la busta. Potrai continuare a credere che l’abbia lasciata da un altro uomo, e che ora me la sia fatta restituire. Pensa ciò che ritieni giusto per te. Ormai è passato. Il sapone si è portato via tutto, non mi importa più.

Un racconto di Matteo Quaglia

Illustrazione di Francesca Paola Turco

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