Sotto attacco

Finalmente arrivammo in cima alla montagna. Non avevamo più freddo, allora. Non avevamo più freddo. La scalata era stata lunga, faticosa, non riuscivamo a trovare gli altri. Ma non eravamo noi. Non era colpa nostra. Non eravamo noi a non riuscire a trovare il posto. Era il posto che si spostava. Di continuo. Sentivamo la musica — il bosco è uno a cui piace scherzare — sentivamo la musica da una parte e invece veniva dall’altra perché il bosco è uno a cui piace scherzare. Ma non eravamo noi. Era il bosco. Gli zaini erano leggeri all’inizio. Poi uno ha detto: mi pare un mattone. E a tutti gli zaini sono diventati pesanti come case. Mattoni e mattoni portati qua e là su per la montagna, dappertutto dentro al bosco, mentre cercavamo la musica che non si capiva bene da dove veniva. Cercavamo gli altri. Poi uno fa: il mio zaino mi sa che perde acqua. I suoi pantaloni che erano grigi erano diventati gialli come le banane, dall’acqua che perdeva, gialli come le banane! Ridevamo tutti, mentre controllavamo che le nostre borracce fossero ben chiuse chiuse chiuse. Poi trovammo gli altri. Finalmente arrivammo in cima alla montagna. Il posto, per una volta,era stato fermo. Potemmo accamparci. E la musica mi sollevava da terra. E camminavo su tappeti elastici fatti di Vibrante Energia Sonora. E i miei amici avevano tutti cambiato nome. O forse non erano più i miei amici. Ma me ne ricordo qualcuno. Eravamo nell’Energia Sonora della musica. Eravamo l’Energia Sonora della musica. Le nostre anime si spandevano fino alle stelle e abbracciavano tutte le cose che l’uomo deve conoscere. Vedemmo cose. Sentimmo cose. Ma non eravamo noi. Erano le cose.

Non so perché, ma mi dissi che non l’avrei più fatto. Che ora che sapevo Tutto, non sarebbe più stato necessario. E guardai i miei amici. E ognuno di loro aveva sparso un pezzettino di sé dentro di me. Poi uno dice: venite a vedere. E un altro dice: che cazzo, siamo sotto attacco! Eravamo in quattro, appoggiati con due mani ciascuno (!) sul corrimano di legno costruito dagli Alpini che ti impediva di cadere giù nella valle. Gli Alpini non volevano che cadessi giù nella valle. Con le nostre otto mani toccammo quel corrimano che centinaia di mani avevano accarezzato prima di noi. Sentimmo gli uni i pensieri degli altri. Alcuni dissero di aver sentito anche i pensieri di quelli prima. Centinaia di fiaccole risalivano la valle. Centinaia forse migliaia di persone venivano su dal fondo della valle a prendere noi. Erano fiaccole luminose di fuoco, minacciose con quel loro tremolio al vento della marcia. I puntini del fuoco delle fiaccole. I loro puntini di fuoco disegnavano una lunghissima S dal fondo della valle fino a quasi in cima alla montagna. Dissi: il posto si sposta, dovremmo essere al sicuro. Qualcuno disse: sì, ma prima o poi ci troveranno. Qualcun altro disse: sono davvero tanti, troppi, non riusciremo mai ad affrontarli, mai mai. Quello che ancora non aveva parlato disse: ma non stanotte, stanotte non ci prenderanno mai, mai mai. E le fiaccole continuavano ad avanzare su, dal fondo della valle. Ma non eravamo noi. Erano le fiaccole. Le mani sulla staccionata si ridussero a due, le mie. Pensai che era finita. Pensai che anche nei film l’ultima volta che si fa qualcosa è la volta in cui succede qualcosa di catastrofico. Pensai che non avrei dovuto pensare che quella era l’ultima volta. Pensai che non dovevo pensare. Le fiaccole continuavano la loro salita. Lenta, imperturbabile le fiaccole continuavano la loro salita minacciose con quel loro tremolio al vento della marcia. Lasciai la staccionata e mi sdraiai nell’erba. Abbracciai tutte le stelle e assaporai la Conoscenza in un solo, lunghissimo respiro completo (dentro tutta l’aria, fuori tutta l’aria). Andai di nuovo verso la musica. Più la sentivo forte, più mi trasformavo in Energia. E l’Energia non la puoi intrappolare. Ero al sicuro! ero Energia Energia Energia. Le fiaccole si stavano avvicinando. La marcia di migliaia di persone che vengono a prenderci. Che vengono a prendere me. Energia Energia io sono Energia e sono al sicuro. Ma non ero io. Era la musica a tenermi al sicuro. Le fiaccole che risalivano del fondo della valle centinaia forse migliaia di persone che venivano a prenderci. Le sentivamo tutti. Ma non stanotte. Sono troppo lontani. Presto albeggerà. Sarà tutto finito. Ecco già l’orizzonte cambiare colore. Le fiaccole continuano la loro salita. Lenta, imperturbabile le fiaccole continuavano la loro salita minacciose con quel loro tremolio al vento della marcia. Ma all’orizzonte il cielo ha cambiato di nuovo colore. Ora non è solo blu sbiadito. C’è del giallino, dell’arancione, forse. La maggior parte delle stelle è sparita, come la maggior parte delle persone (andate via? portate via?). Ma io e i miei amici siamo ancora qui, lenti e imperturbabili. Quasi vedo il sole. Ma non siamo noi. È il sole. Ci facciamo coraggio. Qualcuno dovrà pur farlo, di controllare la situazione.

Controlliamo la situazione giù dalla staccionata. Le fiaccole sono tutte sparite. Ce l’abbiamo fatta. Siamo sopravvissuti! Anche se questa volta ce la siamo vista brutta. Ma non eravamo noi. Erano i lampioni. Erano i lampioni che avevano illuminato con una lunghissima S la strada dal fondo della valle fin quasi in cima alla montagna. Cominciammo a ridere. Non smettemmo più di ridere.
Ma non eravamo noi. Era l’acido.

Un racconto di M.Adam

Illustrazione di Nora

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