Richiesta di amicizia

Nella foto profilo era quasi irriconoscibile. Aveva perso almeno una ventina di chili, era abbronzata e, soprattutto, pareva avere sposato il sosia di qualche attore dal fascino esotico. I tempi del liceo erano così lontani da sembrare ormai quasi finti: nessuno avrebbe creduto che Maria La Rocca, ora imprenditrice di successo e madre di due gemelli, fosse stata per cinque anni nel mirino del gruppo di Gianna. D’altronde, nessuno di loro si era mai spinto troppo oltre, anche se l’avevano infastidita spesso e volentieri. Era pur vero che all’epoca Maria alzava la mano più del necessario alla presenza dei professori, interveniva nei dibattiti come se le piacesse davvero studiare ed era sempre contraria a passare le versioni di latino alle compagne. Non c’era motivo di essere gentili con lei, o di lasciarla in pace durante la ricreazione. Qualunque comportamento eccessivo avessero avuto nei suoi confronti, era stata lei a scatenarlo con i suoi modi da precisina.

Il desiderio di inviarle una richiesta di amicizia per scusarsi, recuperare il tempo perduto e provare a riallacciare i rapporti cresceva in Gianna man mano che cliccava sulle istantanee dei bambini di Maria, o dei suoi completi eleganti. Dopotutto, aveva digitato il nome e cognome dell’ex compagna di classe grazie a una coincidenza che non poteva essere capitata per caso. Stava per finire le pulizie di primavera quando si era accorta di una palla di vetro scolorita sul fondo dell’armadio. Dentro aveva ancora la neve finta e una riproduzione scadente della cattedrale di Notre-Dame, mentre la targhetta sul davanti era scolorita al punto da rendere quasi illeggibile la parola Paris.

Gianna non aveva mai amato i souvenir, eppure durante la gita scolastica dell’ultimo anno aveva fatto un’eccezione: Marzia e Serena avevano comprato rispettivamente una tazza e un portachiavi a prezzo scontato, Giulio era riuscito a rubare un apribottiglie a forma di Torre Eiffel mentre i due commessi erano distratti e lei aveva cominciato a pensare che non avrebbe dovuto essere da meno. Aveva una reputazione da mantenere e, in un modo o nell’altro, ci sarebbe riuscita. Così, aveva aspettato che La Rocca pagasse e l’aveva seguita fuori dal negozio.

 ‒ Che cosa hai scelto? ‒ le aveva chiesto in tono neutro.

Maria aveva estratto dalla busta la sua palla di vetro e si era sforzata di sorridere.

‒ Se me la dài entro dieci secondi e ti allontani senza raccontare niente in giro, ti lascio in pace per una settimana.

‒ Ma…

‒ Sai contare, La Rocca?

‒ Sì.

‒ Quanto è costata la palla di neve?

‒ Sei euro.

‒ Bene. Al rientro abbiamo i compiti in classe di storia, matematica e latino, quindi non passarmi le risposte ti viene a costare due euro a verifica. Mi sembra un buon affare, no?

Da allora era passata parecchia acqua sotto i ponti. Dopo la maturità, Marzia si era iscritta a un corso per estetista ed era tornata nell’entroterra per lavorare in nero da diversi clienti a domicilio, motivo per cui Gianna aveva ritenuto più decoroso perdere i contatti con lei. Serena era caduta in depressione ed era diventata assillante con la sua ossessione di suicidarsi, mentre Giulio aveva messo incinta una vicina di casa, l’aveva sposata su costrizione dei genitori e ora interpretava ogni conversazione con una donna come una sollecitazione sessuale… Del resto della classe Gianna aveva pochi ricordi. Solo Maria La Rocca le era rimasta impressa, viste le esperienze che nel bene o nel male le avevano accomunate per cinque anni. Ora avrebbero potuto prendere un caffè insieme, raccontarsi degli ultimi vent’anni e magari aggiornarsi su qualche vecchia conoscenza scolastica. Sentiva che sarebbero potute diventare grandi amiche, se solo il destino o una notifica di Facebook avessero dato loro una seconda possibilità.

Prima di decidersi, però, si ritrovò a dare un’occhiata agli ultimi post pubblicati da Maria in bacheca, con la stessa curiosità che l’aveva spinta a sbirciare gli album fotografici. Il primo era la condivisione di un evento di beneficienza che si sarebbe tenuto in città nel fine settimana, il secondo supportava lo sbarco di una nave con a bordo 137 migranti, il terzo la ritraeva mentre donava il sangue in un’ambulanza colorata. Poco più a sinistra, c’era il dettaglio delle sue esperienze di vita, dalle più alle meno recenti. Che fosse a capo di una grande azienda ecosostenibile Gianna lo aveva già capito, così scese un po’ più in basso e notò un’esperienza di volontariato in Zimbabwe e una serie di collaborazioni con associazioni umanitarie. Intanto, anche la bacheca mostrava pubblicazioni più datate, e fra queste capeggiava un’accurata analisi contro il governo in carica, pacata ma decisa.

‒ Che peccato ‒ sospirò Gianna, e chiuse la finestra del browser con aria contrariata.

Un racconto di Eva Luna Mascolino

Illustrazione di Melissa Brusati

Eva Luna Mascolino

Eva Luna è nata in Sicilia, poi se n'è pentita e in 24 anni ha abitato in quattro nazioni. Parla sei lingue ed è specializzata in traduzione editoriale, ma a parte questo non ha particolari talenti. Fa collezione di impegni come se non ci fosse un domani e il suo sogno proibito è sviluppare un buon senso dell'umorismo.

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