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La centrifuga

La porta si era chiusa alle sue spalle in un istante e non riusciva più ad aprirla.
È così che Tommy si trovò ancora più solo di prima, al buio, col pensiero che mamma e papà chissà dov’erano. Se sarebbero mai venuti a prenderlo.
⁃ Stai tranquillo. ⁃ esordì una voce rancida dal fondo.
Ora capite che a otto anni un bambino reagisce diversamente da un adulto a certe cose.
E se chiunque si sarebbe spaventato, per Tommy fu subito curiosità.
Ora almeno c’era qualcuno con lui.
⁃ Chi sei? – chiese.
⁃ Mi chiamo Mangiaratti.
⁃ Mangi i ratti?
⁃ Ti dà fastidio se accendo la luce?
⁃ Nono. – disse rapidissimo.
E luce fu.
L’abbigliamento di Mangiaratti stupì Tommy che, giustamente, non si aspettava di trovare un uomo in smoking nella roulotte di un luna park itinerante.
Al contempo non notò l’afflizione e il malessere che gli solcavano il viso e che più che un uomo elegante lo facevano stonare, come un pesce con l’armatura.
⁃ Come ti chiami?
⁃ Tommy.
⁃ Dove sono i tuoi genitori?
⁃ Li ho persi.
⁃ Capisco. Dovrai passare la notte qui. Domani verranno a prenderti.
⁃ Ma io voglio andare a casa adesso.
⁃ Adesso non si può. Potresti smetterla di fare storie, per favore? – chiese sincero, toccandosi la fronte.
In quel momento realizzò che non stava parlando con mamma e papà, che non poteva fare i capricci e che doveva fare il serio il più possibile. Doveva comportarsi da “grande”.
Poi Mangiaratti lo portò in un’altra roulotte dove c’era una brandina, per metterlo a dormire.
⁃ Ecco, sdraiati lì e dormi.
⁃ Raccontami una storia sennò non riesco.
⁃ Io non ne so di storie.
⁃ Uffa…
Mangiaratti lo guardò intristito, con la faccia di chi una storia davvero non la sa.
⁃ Mi racconti cosa ci fai qui? Anche tu ti sei perso?
⁃ Umpf! Va bene, ma poi stai zitto e dormi e non mi chiedi più niente. Prometti.
⁃ Prometto!
⁃ Io i miei genitori non li ho mai conosciuti…
⁃ Nemmeno il mio papà!
⁃ Hai promesso di stare zitto.
⁃ Scusa…
⁃ E dicevo… Vivevo per strada con mio fratello gemello, Vendichiodi. Non abbiamo mai avuto un vero nome come il tuo e chi ci vedeva ci chiamava così per quello che facevamo. Mio fratello è sempre stato più fortunato di me e non ti nascondo che questo mi ha sempre dato molto fastidio. Lui riusciva a recuperare qualche soldo vendendo chiodi che trovava in giro o che rubava. Non che fosse un gran mercato, ma almeno tirava avanti. Io invece sopravvivevo mangiando topi.
⁃ Ma che schifo!
⁃ Fai silenzio! – urlò.
Tommy stava per mettersi a piangere, ma Mangiaratti fece finta di nulla.
⁃ Col passare del tempo la situazione si complicava. Diventavamo sempre più grandi e smettevamo sempre di più, ogni giorno, di essere gli orfani di quartiere. Ci stavamo trasformando in barboni. O meglio. Io mi stavo trasformando in barbone. Vendichiodi conosceva persone, ogni tanto faceva qualche lavoretto per qualcuno, la gente lo ospitava a dormire, e cose di questo tipo. Insomma, lui stava diventando una persona normale, mentre io continuavo a dormire per strada e a mangiare ratti.

Tommy si stava appassionando alla storia e, anziché dormire, si era messo seduto sulla branda a occhi sbarrati. Catturato da ogni singola parola.
Questo andava contro i piani di Mangiaratti che però, “per una volta che qualcuno mi ascolta”, fu felice di ciò e continuò col racconto.

⁃ La vera rottura ci fu il giorno del nostro diciottesimo compleanno. Avevo scippato una borsetta a una ragazza dei giorni prima per permetterci di andare a cena insieme in qualche bel posto. Ma Vendichiodi ormai aveva un lavoro, viveva in una casa in affitto e stava sempre più lontano da quel nostro mondo che ormai era solo più mio.
⁃ Così non si presentò all’appuntamento e da lì non ebbi più sue notizie. Non lo incontrai nemmeno più in giro. Non so che fine abbia fatto e sinceramente ora non voglio saperlo. Quel bastardo!
⁃ Non si dicono le parolacce…
⁃ Io dico quello che mi pare.
Tommy scoppiò a ridere. E poi, come se fosse un gran segreto, sussurrò che anche lui le diceva ogni tanto quando era solo con gli amici. Per dimostrarlo disse “cazzo”.
⁃ Mangiaratti…
⁃ Dimmi.
⁃ Ma tu poi che hai fatto? Come sei arrivato qui?
⁃ Ho conosciuto il Grande Clou.
⁃ E chi è il Grande Clou?
⁃ È lo spirito del luna park, che abita nell’ottovolante a forma di pagliaccio che c’è al centro del parco.
⁃ Ma è una giostra.
⁃ È più di una giostra. E mi ha salvato la vita.
⁃ Cioè?
⁃ Cioè parla, vive, pensa, agisce.
A Tommy la cosa non suonò così strana. Non pensò che fosse impossibile. E chiese informazioni su che rapporto avesse con lui.
⁃ In pratica lavoro per lui. Sono un inserviente. Faccio la manutenzione delle attrazioni.

Ci fu silenzio. I due si guardarono. Tommy stupito, curioso, non sapeva cosa chiedere per far andare avanti la storia. Mangiaratti pensieroso, corrucciato, non sapeva cosa raccontare per far andare avanti la storia.
Poi ebbe l’illuminazione.
C’era ancora una cosa da spiegare che reputava interessante.
⁃ Tommy, tu lo sai a cosa servono le giostre?
⁃ A far divertire i bambini!
⁃ No.
⁃ Ma come no, io ci vado per divert…
⁃ Sìsìsì, chiaro. Ma ora ascoltami e capirai che fanno molto di più.
⁃ Il Grande Clou è un benefattore con un potere speciale.
⁃ Tipo Spiderman?
⁃ Tipo, ma a lui non l’ha morso nessun ragno.
⁃ E che potere ha?
⁃ Lui assorbe il male.
⁃ Tipo che se mi rompo un braccio lui non mi fa sentire niente?
⁃ No Tommy, lui assorbe il male. Non il dolore. Il male tipo quello che fai. Che ne so, vai a rubare? Stai facendo del male. Lui lo assorbe così non vai a rubare.
⁃ E come fa?
⁃ Con la Centrifuga.
⁃ E che cos’è?
Qua Mangiaratti si trovò un po’ in difficoltà, così si fermò a pensare come si potesse far capire una cosa simile a un bambino.
⁃ Mmm, proviamo. Immagina che il succo di limone sia il male e l’acqua sia il bene. Se li mescoli cosa succede?
⁃ Viene acqua e limone.
⁃ Esatto, diventano un’altra cosa, unita. Non li riconosci più. Ecco, noi dentro siamo pieni di acqua e limone. Però, quando saliamo su una giostra, il Grande Clou ci fa andare veloci veloci e a quella velocità l’acqua e limone si separa. E torna ad essere solo acqua da una parte e solo limone dall’altra. Così che Lui possa bere il limone e lasciarci l’acqua.
⁃ Oooohhhh! E se uno non va mai alle giostre cosa succede?
⁃ È quello che fanno gli adulti. Meno vai alle giostre e più c’è limone nella tua acqua. Per questo più sei piccolo più sei bravo.

Mangiaratti si alzò, si mise un mezzo sigaro tra i denti, diede una pacca sulla testa di Tommy e se ne andò augurandogli una buona notte.
Il bambino non ebbe più la forza di dire nulla – si era anche fatto tardi – e si limitò a mettersi sotto la coperta e a chiudere gli occhi.

Quando Mangiaratti arrivò nella sua stanza fece per mettersi a letto anche lui, ma fu interrotto dall’arrivo del Grande Clou.

⁃ Padrone!
⁃ Mangiaratti… perché hai raccontato tutte quelle cose a tuo nipote?
⁃ Abbiamo solo parlato. Mi ha chiesto della mia vita.
⁃ Ho sentito. Ma perché gli hai risposto?
⁃ Credo… Perché mi andava…
⁃ Mmm… Va bene, basta che tu non faccia saltare tutto.
⁃ No però…
⁃ Però? – tonò iracondo.
⁃ Quando ti ho detto che volevo vendicarmi di mio fratello pensavo a vendicarmi su di lui, non su suo figlio.
⁃ Mangiaratti. Io li aiuto tutti i miei adepti, ma ho bisogno di qualcosa in cambio. Non ti pare giusto?
⁃ Certo, padrone.
⁃ E allora. Io ti permetto di vendicarti su chi vuoi, ma in cambio voglio la mia parte. E la mia parte è un nuovo seguace.
⁃ Ma è un così bravo bambino.
⁃ Basta! Lo sai cosa succede a chi va contro i miei piani. Hai visto che fine hanno fatto Occhiobruno, Spezzabranchie, Ferrorotto e tutti gli altri.
⁃ Sì, padrone.
⁃ E allora smettila.
E il Grande Clou sparì, tornando chissà dove.

Ma la notte tormentava Mangiaratti, che non riusciva a sostenere il peso di quello che stava facendo.
Così, come se non sapesse che il Grande Clou osserva sempre tutto e tutti, zampettò fuori dalla propria stanza con l’intento di andare a telefonare a suo fratello per avvertirlo che suo figlio era lì e di venirlo a prendere.

Con le mani tremolanti e fradicio per il sudore digitò i numeri dalla cabina.
Dopo tre squilli ebbe una risposta.
⁃ Mangiaratti. – disse viscidamente il Grande Clou.
⁃ G…Gra…Grande Clou?!
⁃ Secondo te ti avrei lasciato sabotare i miei piani?
Impaurito fino al midollo Mangiaratti iniziò a blaterare scuse di ogni tipo, sconnesse, farneticando argomentazioni improbabili e segni di sottomissione.
⁃ Mi importano poco le tue stronzate – disse il Grande Clou – voglio solo che tu risponda a una domanda. Secondo te, faccio la Centrifuga perché voglio che gli altri abbiano il bene o perché io voglio più male?

Mangiaratti non seppe cosa dire. E non ne ebbe nemmeno il tempo, poiché, udita l’ultima parola, cadde per terra. Senza vita, senza pensieri, e senza più bisogno di vendicarsi.

 

Un racconto di Thomas Tramarin

Illustrazione di Alessia Arti

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