Ilaria Bressan_Luca Marinelli_Narrandom blog di racconti

Lettera incrociata

Amore mio adorato,

 

so che è stato tanto stupido pensarti infinita; d’altronde tu me l’avevi detto, non devi affezionarti, me l’avevi detto, ma non c’era modo di darti retta, chi si ama deve farsi male.

 

Sono un egoista a scriverti adesso, è questo che penseresti se tu fossi ancora tu, non è vero? Sono un egoista a interferire con la tua nuova vita: lo so, se anche, come penso, non avessi scelto hai tutto il diritto a vivere le conseguenze di questa tua non scelta e io la devo accettare. Vedi, il fatto però è che mi manchi e ho tanta paura di fare la cosa sbagliata.

 

Ti ho vista l’altro giorno, sai, eri al parchetto sotto la nostra vecchia casa; portavi Zago giù per i bisogni, è impressionante come mi sia sembrato vecchio e lento il nostro cane: hai svoltato l’angolo della cartolibreria e io per un po’ ti ho seguita. Di chi è quel bambino che ti porti in grembo, amore, di Federico, di Alex, o forse di Piero; e stai tranquilla piccola mia, non ti ho spiata: è Maura a raccontarmi alcuni dei tuoi correnti intrallazzi amorosi, ma tu dimmi, di chi è quel bambino?

Forse di qualcuno che ti chiama coniglietta, o bambola, dolcezza, o qualcun’altra di queste disgrazie linguistiche da traduzione interpretativa dei dialoghi di certo cinema americano; oppure magari ti grugnisce a ‘bbona, magari è uno di quegli animali di borgata. E tu sei lì da qualche parte sotto le sue mani pelose, che subisci il poco tatto e la carenza pressoché totale di ogni cognizione di sé, sei lì sotto mentre lui ti tasta e ti bacia con la lingua fuori, con la lingua rozza e ruvida da lavare con il sapone, ma a te non importa, perché ti piace tanto questo genere di uomini, ora.

Ti piace da quando sei cambiata, da quando non sei più te: il ritorno a una personalità sommersa, che già esisteva, così la giustifica il tuo psicologo, ma io come posso abituarmi a questo?

E confessa, magari vuoi dargli nome Francesco, o Franco, come il padre di suo padre; che ne è stato di Ennio, Leonardo o Zeno, che ne è stato di nostro figlio, di quel figlio che desideravi così tanto eppure non hai mai voluto, che ne è stato del bambino che ti ho pregato di strappare al tempo dell’inesistenza, come hai intenzione di chiamarlo adesso quel bambino?

 

Sai cosa, amore mio, quel giorno che ti ho vista al parco tu hai incrociato il mio sguardo, io nei tuoi occhi tu nei miei, come nel tempo del nostro grande amore, per un attimo di nuovo i nostri sguardi si sono compenetrati. Per te questo evento avrà così poca importanza; per la tua nuova te, quella che sei ora e non eri prima. Per te, tanto sarò sempre il pazzo che ti ha importunata in ospedale, per te adesso sono quello che ti ha seguita, per te sono un estraneo, un disturbante, un niente, ora: perché tu non ricordi niente, di me, di noi, di tutto quello che per me era ieri tutto il mondo, e adesso è ancora tutto il mondo, ma io l’ho perduto. Me l’avevi detto che con te non mi conveniva affezionarti d’altro canto, e a proposito di questo voglio che tu sia tranquilla, non mi sono solo affezionato. Io, tante volte te l’ho detto e adesso lo ripeto, ti amo.

 

Adesso io sono certo che a te sembreranno patetici questi miei tentativi; io lo so che sono vani, lo capisco che le mie numerose debolezze sono motivo di scherno o di timore ora, che la tua nuova te ha le idee chiare su ciò che desidera e ciò che desidera è un vero uomo. Eppure ti prego, amore mio, torna indietro; ricorda le notti passate a parlare del nulla, ricorda le risate, dove sei, in quale imbuto spazio-temporale ti sei cacciata, cosa pensi da là dentro, amore mio adorato?

Sono andato da Alex l’altro giorno; gli ho chiesto di lasciarti perdere e lui mi ha picchiato. Mi ha lasciato sanguinante sul marciapiede davanti a casa sua, non so neanche se sia suo nostro figlio, il nostro adorato e intelligentissimo bambino, però dovevo provare, e continuerò a provare finché non smetterò di potermi muovere, finché non avrò tutte le ossa rotte.

 

Vorrei dirti tante cose. Vorrei dirti di tornare in te, vorrei chiedere a qualcuno di farti tornare in te, al signore magari – come lo chiamano alcuni – se solo potessi credere nell’esistenza di un signore. Ma mi limito a scriverti questo.

 

Torna da me, torna dal tuo vero, unico, grande amore. Dammi la possibilità di crescere insieme a te il tuo bambino. Torna in te, dammi un’occasione per esprimere di nuovo la grandezza del mio amore.

 

Io so che ci sei, e ti aspetto, e da lontano ti bacio.

 

 

Luca.

 

Illustrazione di Ilaria Bressan

 

Luca Marinelli

Luca nasce tanto tempo fa in un carciofo alieno, a Roma sud. Per questo si è appassionato alla fantascienza. Vorrebbe vincere il premio Nobel per la pace e/o essere nero come il suo mito Barack Obama.

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