Narrandom_Grillone_Jolanda_Blog di racconti

Cinque

È la risposta che Tania dà, quando le chiedono quanti figli vorrebbe da grande.

“Cinque, come noi”.

Tania è la prima di cinque fratelli. Porta il nome della zia, la sorella di mamma, morta quando era solo una bambina.

Gli altri hanno nomi più semplici, più belli, pensa lei, ma senza invidia, perché ha il cuore puro.

Stefano, Andrea, poi Luca, e poi Giovanni.

Ogni nome è stato scelto per rendere grazie a un santo, e agli onomastici si fa sempre grande festa. Tranne al suo, ovviamente, Santa Tania mica esiste, ma non fa niente, pensa lei, non se la prende, perché vuole mantenere il cuore pulito.

È brava Tania, e responsabile, almeno così dicono tutti. È molto responsabile per avere quindici anni.

“È perché ha i fratellini piccoli”, dicono i genitori, e gli amici, e gli amici dei genitori.

Li adora Tania, i fratellini. Se li spupazza di continuo, li aiuta a risolvere i compiti di matematica, li accompagna dal dentista, li aspetta durante la lezione di nuoto.

In estate li porta in spiaggia, a fare il bagno, e alla fine della giornata compra loro il gelato. Pure se non hanno fatto i buoni.

“Sarai proprio una brava mamma”, le dice la nonna e Tania s’immagina in un futuro con una pancia grande e soda. Ne è sicura anche lei, che sarà una mamma straordinaria. Basta non sbagliare, basta meritarsi una bella vita: ché per avere una bella vita basta comportarsi sempre bene, non dire bugie, sparecchiare, prendersi cura dei fratellini. Basta fare la brava.

“Che brava che è tua figlia, sei fortunata”, dicono le altre mamme alla mamma di Tania, in spiaggia, mentre la ragazzina – corpo secco, spalle strette – sfila sulla passerella di cemento caldo, con la colonia di fratelli al seguito.

“Adora i bambini, sì, è proprio brava”, gongola la madre, come se quei complimenti fossero rivolti a lei.

“Non è che mi guarderebbe un’oretta il mio?”, chiede quella che succhia una fetta di ananas con avidità. “Devo andare dal dottore e mi dispiace portarlo via”.

“Oh ma certo, figurati, le farà sicuramente piacere”, continua a pavoneggiarsi la mamma. “È tanto brava, e poi Tania adora i bambini”.

Tania non dice di no, non può farlo perché è brava.

“Stiamo andando a giocare ai gonfiabili”. Appoggia le mani sulle ginocchia e si piega, raggiungendo lo sguardo di Saverio.

“Ti piacciono?”

Il bambino le sorride: ha perso i due denti davanti. E poi le afferra la mano, stringendola.

“Prima il gelato”, dice lui.

“Va bene”, dice Tania.

Senza chiedere le preferenze, compra a tutti un cucciolone: ha imparato che per non farli litigare, basta scegliere per tutti lo stesso. E infatti i bambini non si lamentano, si divertono a leggere le barzellette, mentre lei assapora una coppetta di cremoso fiordilatte. Il suo preferito.

“Giochiamo? Giochiamo? Giochiamo?”, domandano con voci sfasate.

“Nascondino?”, propone Tania.

Conosce già la risposta.

È un freddo mattino di luglio. Le onde sono mosse e grigie, perché ieri ha piovuto. Il vento frusta la bandiera rossa che si agita su un palo di legno.

Tania si pulisce la bocca con il dorso della mano: “andiamo”.

Ancora non lo sa, ma quello è l’ultimo giorno della sua vita in cui vedrà il mare.

 

“Uno, due, tre, quattro, cinque”.

Tania conta a voce alta, appoggiata contro la porta della cabina numero sessantasei.

“Venti”, grida voltandosi.

La luce lattiginosa le pizzica gli occhi. Si guarda e intorno e arriccia il naso.

Stana subito Giovanni, il più piccolino, appiattito dietro le docce dell’acqua calda. Sa che non può lasciarlo solo per troppo tempo: preferisce tenerselo accanto, piuttosto che farlo vincere.

Il bambino la tira verso di sé e accartoccia le mani vicino al suo orecchio. Tania annuisce e apre di scatto la porta del bagno.

“Te l’ha detto lui! Hai barato!”, frigna Andrea.

“No, ti giuro di no!”, mentono Tania e Giovanni insieme, divertiti dai piagnistei del fratello.

“Io non ti aiuto, io non baro”, s’imbroncia quello, sedendosi a terra.

Tania lo ignora e continua la sua ricerca. Ormai conosce alla perfezione i nascondigli di ognuno, ma non lo vuole svelare e finge di essere disorientata e stanca.

Finché Stefano non sguscia, da sotto il trampolino, e inizia a correre veloce verso la cabina. Tania lo intercetta e ostenta stupore. Corre anche lei, a rilento, aspetta che il bambino arrivi e strilli come un eroe Tana libera tutti.

“Tana libera tutti!”, urla Stefano con le vene che gli ingrossano la gola.

La ragazza biascica una frase di sconfitta e aspetta che, piano piano, tutti escano allo scoperto.

Prima Andrea, poi Luca.

“Chiamate Saverio che facciamo un altro gioco”, dice Tania ai fratelli, ma quelli scrollano le spalle, indifferenti, non l’hanno visto, non lo sanno, sbadigliano.

“Facciamo un altro gioco?”

“Sì, un momento. Prima dobbiamo trovare Saverio.”

Tania cammina verso lo stabilimento, controlla sotto i tavoli.

“Aiutatemi a cercare Saverio, forza, questo è il nuovo gioco.”

Saverio, inizia a urlare, Saverio. I fratelli pure gridano Saverio.

I piccoli soffiano dalla bocca una pernacchia scocciata, e scappano via, verso il bagnasciuga. Tania li vede sparire tra gli ombrelloni e i gonfiabili colorati.

Un rigurgito di latte le punge la gola. Blocca la cameriera, “scusi ha visto per caso un bambino di sette anni, ha il costume rosso, i capelli…”

“Vedo di continuo bambini con i costumi rossi, signorina.”

Tania annuisce, deglutisce e si appoggia a una sedia di plastica, ma il corpo cede e si precipita a terra.

Le persone si avvicinano e formano un cerchio attorno a lei, lentamente.

Levatevi, vorrebbe dire, così non riesco a vedere niente, ma la voce rantola sconnessa.

Il battito cardiaco le perfora le orecchie. Non sente le voci che le domandano dove ha visto l’ultima volta il bambino, la madre che sussurra, oddio, oddio, oddio. Non sente neppure l’uomo con la faccia screpolata dal sole che le assicura che lo troveranno.

Non sente l’annuncio disperato dell’altoparlante, né le sirene stonate della polizia.

Di quel giorno non le resterà nessun ricordo, se non il disgusto per il gelato al fiordilatte e il terrore del mare.

E alla domanda quanti figli vorrai avere da grande, Tania non darà più nessuna risposta.

 

 


 

Five

 

This is the answer that Tania gives when asked how many children she would like to have when she’ll grow up. “Five, just like us.”

Tania is the first born of five siblings. She has been named after her aunt, her mother’s sister, who died as a child.

The other siblings have simpler, nicer names – that’s what she thinks, though without envy, as she has a pure heart.

Stefano, Andrea, Luca, and Giovanni.

Each name has been chosen to give thanks to a saint, and on the name days they always celebrate. Except with her name, of course, as there is no Saint Tania, but it doesn’t matter – she thinks – she doesn’t resent it, because she wants to keep her heart clean.

Tania is good and responsible, that’s what everybody says anyhow. She is a very responsible girl, being just fifteen years old.

“It is because she has youger brothers”, her parents and her friends and her parents friends say.

Tania does love her brothers. She cuddles them all the time, helps them solve their maths homework, takes them to the dentist, waits for them during their swimming classes.

In the summer she takes them to the beach, to swim, and at the end of the day she buys them an ice-cream. Even when they have not been good boys.

“You will be a really good mother”, her grand-ma tells her, and Tania sees herself in the future with a big, sound pregnant belly. She is just as sure about it: She will be an amazing mother. You only need not to be wrong, you only need to deserve a good life – and to have a good life you only need to behave well always, you do not lie, you unset the table, you take care of your young brothers. You only need to be a good girl.

“You daughter is such a good girl. You are lucky”, the other mothers tell Tania’s mom, on the beach, while the girl – a slim, narrow-shouldered body – is walking on the hot cement jetty with her siblings trodding behind her in single file.

“She loves the kids. She is really good”, her gloating mother says, as if the copliments were addressed to herself.

“Would she mind looking after my child, just for one hour?” asks a mother greedily sucking a piece of pineapple. “I must go to the doctor and I’d rather let him stay here.”

Her mother replies in a swaggering tone, “Sure, no problem. She’ll love it.” “She is such a good girl, and besides Tania loves the children.”

Tania doesn’t say no. She can’t, because she is a good girl.

“We are going to play at the inflatable bouncers.” She leans her hands on her knees, as she is reaching down to meet Saverio’s gaze. “Do you like them?”

The child smiles. He has lost both his front teeth. Then he grabs and squeezes her hand.

“Let’s get the ice-cream first”, he says.

“Alright”, Tania replies.

Without asking for their favorite flavors, Tania buys a Cucciolone ice-cream for all the children: she has learned that it’s enough to chose the same ice-cream for everyone to avoid arguments. The kids don’t complain; in fact, they are having fun and tell some jokes, while she enjoys a cup of creamy vanillla ice-cream – her favorite flavor.

A flurry of voices are asking, “Shall we play? Shall we play? Shall we play?”

Tania asks, “Hide-and-seek?”, though she already knows their answer.

It is a cold morning in July. The sea is wavy and grey, because yesterday it rained. The wind is whipping the red flag that flaps at the top of the mast.

Tania cleans her mouth with the back of her hand and says: “Let’s go.”

She still doesn’t know, but this is going to be the last day of her life she sees the sea.

 

“One, two, three, four, five.”

Tania is counting aloud, leaning against the door of cabin n. sixty-six.

“Twenty”, she cries as she turns around.

A milky light stings her eyes. She looks around and wiggles her nose.

She finds Giovanni, the youngest kid, right away. He was hiding flat behind the hot water showers. She knows she cannot leave him alone too long: she rather keeps him by her side than letting him win.

The child pulls her against himself and wispers something in her ear. Tania nods and opens the toilet’s door suddenly.

“He told you! You cheated!”, whines Andrea.

“No, I swear, I didn’t!”, both Tania and Giovanni lie together, amused by their brother’s tears.

Andrea says sulkily, “I don’t help you, I don’t cheat”, and sits on the ground.

Tania ignores him and continues with her search. By now, she knows well the hiding places of each of them, but she doesn’t want to give it away and pretends she is disoriented and tired.

Until Stefano sneaks out from under the diving board and starts to dash to the cabin. Tania sees him and shows some surprise. She runs, slowly, and waits until the child reaches the home base and can shout “Olly Olly Oxen free!”.

Stefano does shout “Olly Olly Oxen free!”, his neck veins swollen.

Tania slurs a sentence of defeat and waits for all the other hiders to return to base.

First Andrea, then Luca.

Tania tells her brothers, “Call Saverio, and we’ll do another game”, but they shrug their shoulders, carelessly. They haven’t seen him, they don’t know where he is, they yawn.

“Shall we do another game?”

“Sure. Later. First, we need to find Saverio.”

Tania walks towards the seaside resort, checks under the tables.

“Help me look for Saverio. Come on. This is the new game.”

She begins to shout “Saverio… Saverio.” Her brothers are also shouting “Saverio.”

But the children get fed up, blow a rasberry, and run away to the foreshore. Tania sees them as they disappear among the beach umbrellas and the colored inflatable bouncers.

A vanilla-flavored regurgitation pricks her throat. She stops the waitress and asks, “Have you happened to see a seven-year older? Wearing a red speedo, his hair…”

“I see kids in red speedos all the time, miss.”

Tania nods, swallows and leans on a plastic chair, but her body collapses.

People come closer and make a circle around her, slowly.

She’d like to cry, “Get out! I can’t see anything”, but her voice is sputtering incoherent words.

Her heart beat pierces her ears. She doesn’t hear, when she is asked where she saw the child for the last time, when her mother’s wispering “Oh my God, oh my God , oh my God.” She doesn’t even hear the sun-bathed faced man who reassures her that they will find him.

She doesn’t hear neither the desperate announcement from the loudspeaker nor the police off-key syrens.

Since that day, she hasn’t kept any memory except her disgust for vanilla ice-cream and her fright of the sea.

And when asked how many children she would like to have when she’ll grow up, Tania does not give any answer.

 

Illustrazione di Elena Grillone

 

Jolanda Di Virgilio

La vita di Jolanda è un pendolo che oscilla tra la nostalgia di casa e il terrore di tornarci, la scelta di essere vegetariana e la passione per il cibo spazzatura, l’amore per Kieslowskij e l’esaltazione per la nuova stagione di TheLady. Nell’attesa che le venga diagnosticato il disturbo bipolare, legge e guarda serieTV.

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