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Etica di un’esplosione

Io sono la morte che vi aspetta sotto casa, io sono cronaca di una nazione invasa, io sono il male che ogni essere pervade, io sono l’ascia del boia che cade.

Ho dato io l’ordine di radere al suolo il villaggio.

Gli sporchi umani non impareranno mai dai propri errori; c’è tra di loro chi crede che ci piace puzzare di quell’etica insulsa che spacciano per unica e sola: questi imbecilli sono davvero convinti che arrendendosi avranno salva la vita, a nulla gli è servita la lezione di interi capitoli di storia moderna, continuano a cedere, a credere che il nostro cuore sia come il loro.

E poi ci sono quelli che pensano che noi possiamo vivere senza un’etica, che siamo creature prive di intelligenza, prive di necessità ultracarnali. Questi ultimi sono della specie che mi piace più far soffrire, gioisco al pensiero soltanto di fare a pezzi quei cani, lentamente, smembrarli parte a parte stimolando le più piccole e reattive terminazioni nervose, fissare il loro sguardo di terrore e supplica quando si accorgono che la carica esplosiva non è stata pianificata per smembrarli, non del tutto.

Che questa terra di pietra e zolfo mi benedica, con il suo ventre infuocato di metallo fuso, mentre davanti ai miei fratelli preparo la mia arte, e che Teni, dea della sorte stia ben attenta a come le spariglio le carte…

Le armi al cielo fratelli orchi e al cielo gli scudi, mostriamo a quei vermi che il male è forma e contenuto, indichiamogli la via del sangue, del puro terrore il lancinante urlo muto!

Oggi ho deciso di educare i loro bambini.

Ai piccoli umani piacciono i fuochi artificiali: ho salvato solo i più ostinati tra i loro genitori. Se tra di noi un figlio muore lodiamo i sopravvissuti, gli diamo da mangiare la carne delle vittime; nostro figlio è morto per voi, è un sacrificio alla vostra superiore capacità. C’è un senso profondo dietro tutto questo, è il ramo secco che lascia lo spazio a quello vivo, anch’esso ha trovato la sua funzione, anch’esso ha compiuto nel volere supremo la sua strada. E quelli cosa fanno? Sono capaci di tenere uno storpio in vita.

Io sono Waruk, poeta dell’esplosione, di polvere e zolfo io sono il solo padrone, se nel cielo gli dei hanno pretese di controllare, qui io disintegro castelli, maciullo eserciti, interi mari posso vuotare.

Guardateli come piangono, creature deboli, creature inferiori, guardate come senza dignità danno l’esempio sbagliato ai loro figli. Lo sto facendo per voi bambini, consideratelo un premio: adesso che i vostri cari saltano in aria come zucche colpite dagli arcieri voi imparate finalmente cosa significa stare al mondo. C’è altro di tanto profondo della ferita che stiamo creando in loro, c’è qualcos’altro di più meravigliosamente permanente e splendido di questo momento nelle loro teste di adulti futuri? Questa è la vera arte, questo è il vero amore.

E non lo faccio per odio nei confronti di qualcuno, non lo faccio perché – come voi pensate – non ho mai provato amore per nessuno, amore è sacro, amore è ciò che muove la mia dedizione, amore è la cura maniacale con cui preparo la detonazione, orgasmo puro è l’attimo stesso dell’evento, quando fuoco e fiamme e cenere sconfiggono anche il vento, quando s’innalza al cielo questa mia donna regale e ogni coscienza così sprofonda in un nulla abissale: come voi anche noi orchi proviamo passione. io sono l’amante della distruzione.

C’è un bambino qui che culla tra le braccia la testa divelta dal corpo del padre. Ricorda, piccolo mio, ricorda mio prescelto, ricorda questo odore di zolfo e urina e sangue, non dimenticarlo mai. Questo è l’odore di ogni fine. Ricordalo e tendi alla perfezione, assomiglia a un vero orco!

Quali libri di storia sopravvivono lo decido io, ma i miei attimi di arte purissima rimangono impressi nella retina del tempo, nell’occhio di ogni dio.

Illustrazione di Michele Antolini

Luca Marinelli

Luca nasce tanto tempo fa in un carciofo alieno, a Roma sud. Per questo si è appassionato alla fantascienza. Vorrebbe vincere il premio Nobel per la pace e/o essere nero come il suo mito Barack Obama.

 

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