La teoria del pop corn - Narrandom

La teoria del pop corn

Pop corn salati medi con coca grande e due cannucce.

Pop corn al caramello e acqua naturale.

Patatine al formaggio e un pacchetto di caramelle gommose.

La coda era lunga e scomposta, divisa in coppie o piccoli gruppi, aggrovigliata nello stretto spazio dell’atrio del De Sica. Lo frequentavano poche persone, di solito le sere del venerdì e del sabato e la domenica pomeriggio, ma San Valentino era in grado di fare miracoli, anche resuscitare una serata anonima come quella del martedì.

Pop corn piccoli e una sprite piccola.

Pop corn grandi e due coche piccole.

Daniele catalogava le coppie in base a quello che sceglievano. Aveva imparato che la voglia di stare insieme è inversamente proporzionale alla grandezza del cesto di pop corn: il piccolo significa posti laterali oppure in fondo, bocche più impegnate a baciarsi che a mangiare, disinteresse assoluto nei confronti del film; il medio è da metà fila centrale, per non doversi alzare se arriva qualcuno, braccio di lui dietro la schiena di lei per la carezza sulla spalla di rito, testa contro testa; il grande è riservato alla coppie da prima fila, ognuno al suo posto, col dito pronto da appoggiare alla bocca per fare “shh!”.

Lui e Gaia erano stati da pop corn piccolo per molti anni, poi erano passati al medio. Il grande lo avevano preso solo una volta. Lo avevano finito molto in fretta, senza che le loro dita si incontrassero.

Un pacchetto di liquirizie e un’acqua gasata.

Un sacchetto di caramelle e una coca grande.

Nella fase del pop corn piccolo avevano avuto un’idea: la poltrona da coppia. Odiavano il bracciolo che divideva i loro posti e gli si conficcava nel costato ogni volta che tentavano di abbracciarsi di più: il buio, il resto del pubblico distratto, i corpi vicini, sarebbe stato tutto perfetto se non fosse stato per quel bracciolo, e trovavano inspiegabile che nessuno avesse mai pensato di metterne uno reclinabile, o meglio ancora di riservare uno spazio per poltrone più larghe, da due, senza impicci. Magari al costo di un biglietto e mezzo.

Quando Daniele aveva cominciato a lavorare al cinema avevano deciso che avrebbero brevettato la loro idea e che il De Sica sarebbe stato il primo al mondo coppia-friendly.

Poi un giorno avevano smesso di pensarci.

Un pop corn al cioccolato con un’acqua naturale.

Due sacchetti di chips, una coca media e una fanta in lattina.

Il giorno prima il capo gli aveva raccomandato di arrivare al lavoro bello carico e sorridente per il giorno dell’amore, e Daniele avrebbe voluto fare come quel giapponese che aveva comprato tutti i posti dispari del cinema del suo quartiere, per impedire alle coppie di sbaciucchiarsi.

Le luci nell’atrio lampeggiarono, invitando le persone ad entrare in sala; la coda si disperse lasciando solo pochi ostinati che non avrebbero sopportato un film romantico senza niente da mangiare.

Pop corn grande, una sprite piccola e un’acqua gasata.

Daniele preventivò che la coppia rimasta in fila si sarebbe lasciata entro sei mesi.

Quando sentì la musica di apertura arrivargli attraverso la parete, Daniele si mise a pulire la macchinetta del caffè, anche se non ne aveva fatto neanche uno.

“Non entri più a guardare i film?”

Daniele si irrigidì, prese a sfregare l’acciaio più forte trattenendo il respiro.

“L’ho già visto” rispose senza girarsi.

“E com’è? A me non ispirava molto. Però avevo voglia di pop corn”

Daniele aprì lo sportellino di plexiglas e prese la paletta.

“Quale?”

“Al burro. Li mangi con me?”

Sentì che gli occhi di Gaia gli scaldavano il collo e allora alzò lo sguardo: era appoggiata al bancone, si sporgeva un po’ in avanti e Daniele anche se non poteva vederlo era sicuro che stava picchiettando sul pavimento con la punta del piede sinistro.

“Quanto grande?”

Gaia lo fissava con la sua aria seria, quella che aveva quando si sforzava di trovare un modo per chiedere scusa.

“Quanto grande?” ripeté Daniele cominciando a mescolare i pop corn.

“Facciamo medi?”

Daniele appoggiò pesantemente il cestino di cartone tra loro due, alcuni saltarono e rimbalzarono fuori, rotolando sul pavimento. Ne aveva messi un po’ in più del necessario. Si sedette sullo sgabello e ricambiò lo sguardo diretto, sperando che lei non si accorgesse della fatica che faceva a respirare. Teneva la mano a penzoloni nel cesto, con la lingua continuava a rigirarsi in bocca sempre lo stesso pop corn, senza decidersi a mandarlo giù.

Gaia gli sfiorò le dita e rovistarono per un po’ insieme, come per cercare il pop corn giusto da prendere, a scambiarsi i diversi rumori che il cartone faceva al posto delle parole.

Il bancone del bar li divideva, stava tra loro anche quando Daniele allungò un braccio per sfiorare la spalla di lei e Gaia si dovette alzare sulle punte e sporgere ancora di più per appoggiare la fronte contro quella di lui.

Davide prese il cestino di cartone e lo svuotò, vide Gaia rimanere immobile con un pop corn a mezz’aria. Poi prese un cestino piccolo, riempiendolo il minimo indispensabile: la guardò, con un sorriso che non sapeva se allargarsi o meno, come a chiederle se andava bene anche a lei.

Gaia sorrise:

“Il cesto piccolo mi sembra un’ottima idea”

 

Illustrazione di Matteo Perdon

Sissi Decorato

Sissi nasce, cresce e si laurea a Milano. Poi cambia idea e si trasferisce a Torino. Ama fare piani per il suo futuro e farli saltare; parlare di Dickens e leggere Sopie Kinsella di nascosto; i vestiti eleganti, ma solo se abbinati a scarpe eccentriche.

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