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Spiderman sulla sabbia

Luca la spiaggia se la ricordava diversa. Si ricordava la sabbia sottile brillare al sole, i ciottoli colorati sul bagnasciuga e l’acqua piatta della baia. A qualche decina di metri dalla riva, la secca di scogli e coralli che, con i suoi colori, chiudeva la piscina salata. Luca ci andava a nuoto. Annodava il cordino del costume, ai piedi i sandali di gomma e partiva. Staccava i ricci e li teneva in mano per studiare il movimento delle loro spine. Prendeva le stelle marine e ne contava le punte, di solito erano cinque ma qualche volta quattro.

“Dove andiamo, papà?” Chiese Andrea mentre chiudeva la portiera.

“In un posto speciale.”

“Che posto speciale?”

“Un posto dove andavo da piccolo con i nonni.”

Luca e suo figlio partirono verso il mare, anche se era inverno.

Il bambino aveva il suo giocattolo preferito. Andrea quel pupazzetto non lo mollava mai, trovava sempre il modo di nasconderlo nella tasca del grembiule, anche se a scuola i giocattoli erano vietati. Di sera, non prendeva sonno senza l’uomo ragno sotto il cuscino e, se gli scappava, lo portava con sé anche in bagno.

“Siamo arrivati, papà?”

Andrea tese il braccio destro verso il finestrino. Il polso piegato a novanta gradi, il medio e l’anulare serrati, le altre dita ben distese. Puntava gli oleandri verdi ai lati della strada e, con un verso strano, accompagnava uno scatto della mano.

“Che fai Andrea?”

“Lancio le ragnatele.”

“Come l’uomo ragno?”

“Come Spiderman!”

La strada del mare era deserta, sembrava un’altra senza le macchine. Nella calma della bassa stagione, solo un elicottero passò rumoroso e Luca lo indicò al figlio.

“Cosa farebbe Spiderman, gli lancerebbe una ragnatela?”

“No, perché sennò cade. Siamo arrivati?”

Quando arrivarono alla spiaggia, l’elicottero era ancora lì.

Fu allora che Luca e Andrea videro il barcone incagliato. La luce non era quella che Luca si ricordava e anche la sabbia e il mare sembravano essersi spenti.

I migranti avevano finito la nafta. Erano finiti fuori rotta, alla deriva nel mediterraneo buio. Forse erano morti di freddo, forse di fame. La corrente aveva fatto il resto, trascinando i loro corpi all’approdo sulla secca di Luca.

Andrea ascoltò il rumore freddo del mare e dei motori. Davanti ai suoi occhi piccoli, una nave della guardia costiera era ancorata al largo e due gommoni facevano la spola. Portavano indietro solo sacchi grandi e scuri.

Andrea lasciò andare il suo giocattolo e strinse la mano di Luca.

“Possiamo andare a casa?”

“Andiamo a casa.”

Nel viaggio di ritorno, padre e figlio non dissero una parola. Luca guidò piano, voltandosi verso suo figlio ogni volta che ne aveva l’occasione. Non lanciava più ragnatele e, con la testa appoggiata al finestrino, il bambino si addormentò.

Luca fermò la macchina al lato della strada. Si tolse la giacca, coprì suo figlio e, prima di ripartire, pianse per Spiderman rimasto sulla sabbia.

 

Illustrazione di Erica Barbi

Carlo Massei

Carlo è nato a Sassari nel 1990. Nel mezzo del corso di Scienze Politiche, vive una parentesi di un anno in Portogallo e la saudade gli si deposita nel midollo. Dal 2015 vive a Torino, dove legge parecchio, scrive a sazietà e ogni giorno giura a sé stesso che domani si compra una moto e gira il mondo.

 

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