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Pane e curry

Francesca non era stata la prima a innamorarsi di Matteo.
Quando lo incontrò per la prima volta, a una festa, scherzò con il suo amico.
«Lo vedi quello?» lo indicò. «Sarà il mio prossimo ragazzo.»
E così avvenne perché Francesca, quando si metteva in testa qualcosa, non si poteva proprio farle cambiare idea.
Un sorriso, un battito di ciglia con un filo di mascara e Matteo le chiese di uscire.
Andarono in un bar in centro, chiacchierarono del più e del meno, poi del per e del diviso, a entrambi sembrò che avessero altre mille cose da dirsi, così si diedero un altro appuntamento. Quando l’accompagnò a casa, Matteo la baciò per la prima volta.

A Capodanno i capelli neri di Francesca si mischiarono a quelli castani di Matteo, e con il bacio della mezzanotte sancirono l’inizio della loro relazione.
Dieci minuti dopo erano in macchina a fare l’amore.

Si amarono un giorno alla volta, per poco, col contagocce. Francesca imparò ad accettare la lentezza di Matteo, il suo bisogno di vedere prima di agire, di conoscere prima di parlare. Matteo imparò a navigare tra le ondate d’umore di Francesca, che non sempre riusciva capire, ancor meno a giustificare.

Dopo aver fatto l’amore, Francesca aveva fame di intimità e Matteo la accontentava.
«Cosa c’è nel tuo cuore?»
«Ci sei tu» diceva lui, ridendo.
«Non fare lo stupido. Secondo me, nel tuo cuore, c’è un prato verde. Ci sono i cerbiatti che saltellano. È una bella giornata, una di quelle in cui non fa troppo caldo, puoi stare in canottiera senza sudare. E tutto intorno, silenzio.»
«Mi piace. È vero.»
«E secondo te cosa c’è nel mio?»
«Facilissimo. Il tuo cuore è il centro di Milano. Il cielo è plumbeo anche se è pieno giorno, ci sono un sacco di macchine, la gente corre e non guarda che avanti, e tu sei al semaforo che cerchi di attraversare, ma ti fermi perché un tizio col motorino ha appena rischiato di investirti, ti suona il clacson e ti fa pure il dito medio, anche se sei tu ad avere il verde.»
Francesca lo baciò sul naso, perché lei non avrebbe saputo descriversi meglio.
«Sei bravo. E se fossi un cibo, cosa sarei?»
«Dovrei pensarci. Tu sai che cibo sono io?»
«Sei il pane.»
«Il pane?»
«Certo! Sei una bella fetta di pane, di una pagnotta appena sfornata, perché sei buono e piaci a tutti.»
«E a tutte.»
«E poi stai bene con qualsiasi cosa! Puoi mettere tutto su una fetta di pane.»
«Tranne altro pane. Nessuno mangia una fetta di pane con il pane.»
«Vorrà dire che stai bene con tutti, eccetto con chi è come te.»

Il primo anno andò bene. Il secondo, anche. Al terzo cominciarono i primi litigi, ma insomma, è normale, dopo tre anni di relazione.
Arrivò il quarto anno e Matteo si dimenticò di fare gli auguri a Francesca, anche se il loro anniversario era la notte di Capodanno e dimenticarlo era ben difficile.

Francesca cominciò a non sopportare la lentezza di Matteo e la sua totale mancanza di iniziativa, Matteo si stava annichilendo nel cercare di star dietro ai suoi sbalzi d’umore, che si facevano sempre più frequenti e a scaturivano da qualunque cosa.
Non facevano più l’amore.

Matteo, che sapeva di essere bello, non se lo sentì più dire da Francesca. Se lo sentiva dire da tutte le altre persone che conosceva, ma non più dall’unica di cui gli importava.
Si laureò con centodieci e lode in scienze statistiche e Francesca non gli chiese mai su cosa avesse preparato la tesi.
Un brutto giorno d’estate, Matteo decise di partire per sei mesi a Dublino.

Francesca pianse, poi gli disse che era contenta per lui, poi lo picchiò con le unghie mangiucchiate, poi pianse di nuovo.
La sera prima della sua partenza, dopo essersi dati il bacio di arrivederci, Matteo le asciugò una lacrima dalla guancia.
«Tu sei il curry.»
Francesca tirò su col naso.
«Perché il curry?»
«Perché tu non piaci a tutti, ma a quelli a cui piaci, piaci tantissimo.»

E Matteo partì.
I sei mesi divennero un anno, l’anno divenne due, e poi non tornò più.

 

Oggi Matteo sta con un’altra. Francesca non sa se sia una ragazza Nutella, Prosciutto cotto, Sugo al pomodoro.
Il pane, in fondo, sta bene con qualunque cosa.
È il curry il problema.

 

Illustrazione di Camilla Berardo

 

Martina Marasco

Martina nasce a Varese il giorno dell’amore, circondata dai sette laghi e dalle parole di Stendhal. Non ha mai imparato a gestire la rabbia, le cose e le persone, così ha cominciato a scrivere. Ama i cani, al punto che di solito ci si fidanza e ride al pensiero di aver scritto la sua biografia in terza persona.

 

 

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