Saturno-Narrandom-Bressani

Saturno non ha anelli

Saturno non ha anelli.

Se li avesse non sarebbe così lontano da qualsiasi altra cosa.

Se li avesse non avrebbe tutti quei sassi che gli girano intorno e fischiettano così forte che si sentono da qui. Quei sassi non sarebbero così grossi da rendere impossibile saltare da uno all’altro senza rompersi tutte le ossa e rischiare di mancare la presa e galleggiare un attimo nel vuoto prima di sentire il sibilo silenzioso che annuncia l’esplosione del cervello.

Se ne avesse anche solo uno avrebbe accanto un enorme pianeta che gli farebbe ombra d’estate e lo lascerebbe godere del tepore della luce solare d’inverno. E anche questo pianeta avrebbe un anello. E sotto di loro ci sarebbe un enorme divano rosso su cui appoggiare gli immensi culi fatti di gas tossici e nuvole e montagne altissime e laghi di melma verde putrida e puzzolente. E una lampada a risparmio energetico, perché quando scende la sera le sopracciglia di Saturno acquistano quel giallo zolfo che non può non farti innamorare. E davanti a loro un enorme televisore leggermente curvo con la diagonale che si misura in migliaia di  pollici-luce attraverso il quale vedere i migliori programmi di cucina. Ma anche uno speciale sulla carriera di quel genio fugace e sregolato che è stato Peppe Mascara. Tutto è meglio del solito panorama di stelle che non ti lasciano dormire con il loro nascere e morire a intermittenza, con il loro essere rosse e poi bianche e poi di nuovo rosse come luci di Natale.

Saturno e questo pianeta resterebbero l’uno accanto all’altro per sempre. Un’unione indivisibile sancita dall’immutabilità dell’orbita. La locuzione “camminare insieme” perderebbe di significato sull’immensa pista d’atletica intorno al Sole. Anche “ormai si è spento il fuoco” non avrebbe senso, perché le loro mani di lava e terra e gas tossico sarebbero congiunte in una stretta come fuse in una fucina. Prima mani, poi piedi, poi capelli, poi peni, tutto in uno. Non ci sarebbero problemi di gravidanza, solo la bellezza di godersi in pieno lo sguardo intenso e abbandonato verde di radioattività e blu di petrolio e arancione di fuoco che penetra in milioni di vulcani e riscalda il magma dei nuclei. Saturno dovrebbe solo fare attenzione a non sciogliere l’enorme anello d’oro che risplende nel vuoto buio dello spazio, simbolo della sacra unione e della promessa che lo lega al pianeta e lo obbliga ad amarlo e onorarlo nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella tempesta magnetica e in quella di meteoriti. Saturno dovrebbe preoccuparsi solo di essere prudente, di non avvicinarsi troppo al suo adorato pianeta, di limitarsi allo scambio di lava e gas per evitare di cozzare pietra contro pietra e causare un’esplosione di proporzioni gigantesche che potrebbe disturbare il sonno eterno dei lontani di casa che non sono stati abbastanza fortunati da avere un anello e un consorte. Questi sono i soli insignificanti accorgimenti che i due pianeti dovrebbero essere così attenti e premurosi da adottare per vivere per sempre.

Certo, il Sole si spegnerà un giorno, ma i due pianeti amanti uniti dagli immensi anelli d’oro zecchino potrebbero camminare ancora insieme percorrendo la stessa corsia di morbida ghiaia. Ghiaia sempre più fredda, poi pezzi di ghiaccio, poi vuoto e nebbia che li inghiottirebbe un chilometro quadrato alla volta. La lava si trasformerebbe in pietra grezza e dura, il vapore in grandine. Le avvenenti sopracciglia gialle di Saturno diventerebbero venature bianche e uniformi, i crepacci profondi e neri del suo consorte rughe stracolme di poltiglia trasparente solidificata. Il televisore leggermente curvo smetterebbe di funzionare per una questione di banale obsolescenza programmata, spegnendosi all’improvviso proprio quando una trasmissione sta per svelare l’ingrediente segreto della Coca Cola, sovrapponendo una superficie nera su un’altra. Le doghe del gigantesco divano rosso si corroderebbero dall’interno per via del ghiaccio, si piegherebbero sempre più verso il centro e scatenerebbero forti terremoti lungo le dorsali montuose. La lampada a risparmio energetico scoppierebbe in mille schegge, poi stalattiti, poi pietre impazzite che rimbalzano da una stella all’altra facendole esplodere una a una e creando fuochi d’artificio cento per cento naturali. Sarebbe l’ultimo spettacolo, il migliore, perché un minuto o forse qualche anno luce dopo i due pianeti amanti sentirebbero il nucleo raffreddarsi centimetro dopo centimetro, diventando immensi corpi duri e freddi costretti a camminare per sempre fianco a fianco nella più totale incoscienza.

Ma Saturno non ha anelli. E lì intorno non c’è nessuno da ammaliare con le sue splendide sopracciglia giallo zolfo. Solo uno sciame di sassi che gli gira intorno sempre alla stessa distanza, ricordandogli ogni minuto ciò che non avrà mai.

O forse lo ha già avuto, ma l’eternità continua e lo costringe a non poter deviare da un percorso che torna sempre al punto di partenza.

 

 

Racconto di Marco Broggini

Illustrazione di Federico Bressani

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