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Cose che capitano

Coso è innamorato di Cosa. Anche Cosa è innamorata di Coso. Perché si amino nessuno lo sa, nemmeno Coso e Cosa se ne preoccupano: si amano e tanto basta.

Coso adora il modo in cui Cosa si comporta: il suo indiscutibile gusto, la sua fragile tenerezza, la pazienza con cui aspetta che le cose prendano il verso giusto; ma soprattutto, a Coso piacciono le cose che Cosa fa. D’altro canto Cosa, quando fa le sue cose, pensa sempre a Coso, a quanto la loderà e si complimenterà con lei per le cose fatte.

Così Coso, quando vede i suoi amici, non fa altro che pavoneggiarsi e gongolare, dice di continuo “ah, se sapeste! La mia Cosa fa certe cose!”.

Va da sé che, senza accorgersene, Cosa smette di fare le cose a modo suo e inizia a fare le cose per come potrebbero piacere a Coso, il cui giudizio è l’unica cosa che a Cosa interessi.

Continua così fino a che un bel giorno Coso le fa:

“Perché hai fatto questa cosa?”.

E lei a lui:

“Non ti piace?”.

Coso scuote la testa a destra e sinistra, sbuffa come un asino, farfuglia qualcosa ma Cosa non capisce cosa stia dicendo.

E infatti Coso:

“Non mi capisci”, le dice.

A Coso piacciono le cose come le faceva Cosa, non come le avrebbe fatte lui, ma Cosa questa cosa proprio non può immaginarla, e allora s’impegna sempre di più per fare le cose come piacerebbero a Coso.

Coso s’annoia. Cosa fa le cose come una formichina operosa e lui nemmeno se ne accorge.

È quasi cattivo, Coso.

Cosa però non si ferma, diventa quasi pazza per stare dietro a Coso, che alla fine la guarda negli occhi -dopo davvero molto tempo- le fa:

“Cosa, ascoltami. Io non ce la faccio più. Con te non sono felice…”

“Cosa?”, domanda Cosa incredula. Anzi, decisamente turbata. E poi aggiunge:

“Ma… perché?”

E Coso risponde:

“Perché mi ero innamorato di te per come facevi le cose… e adesso guardati: è tutto cambiato. Fai le cose in un altro modo, Cosa, non puoi negarlo!”

Cosa non nega perché Coso le ha detto di non farlo, però, in realtà, questa cosa delle cose fatte in modo diverso non le sembra molto chiara.

Comunque, non essendoci alternative, Cosa accetta la decisione di Coso, che se ne va alla ricerca di cose nuove.

 

Cosa scende nella tristezza polverosa delle cose accantonate nell’angolo del cassetto di un comodino vecchio, insieme a rosari, scontrini e matite spuntate.

Le amiche di Cosa le dicono che deve assolutamente fare qualcosa.

“Ma cosa?”

“Qualunque cosa! Anche la più piccola!”

“Tipo andare al mercato?”

“Eh. Tipo andare al mercato, esatto.”

“Ma che ci vado a fare al mercato? Non c’ho mai fame.”

“Aspetta, vedrai che la fame ti torna. Intanto vai a farti un giro!”

Cosa si solleva dal suo angolino, si profuma con discrezione, e si butta nelle strade.

È tutta triste quando a un certo punto vede una piantina di basilico.

“Costa una sciocchezza!”, le dice un signore strizzando l’occhio.

Cosa la compra, e compra pure il rosmarino, e la salvia, e i peperoncini. Torna a casa e li dispone tutti sul balcone, uno accanto all’altro, in vasetti rossi.

È quasi ora di pranzo e lo stomaco di Cosa brontola di essersi stufato di non ricevere cibo da giorni. Cosa decide di preparare la pasta: mette sul fornello una pentola d’acqua e taglia i pomodori per la salsa. È la prima volta che Cosa pranza dopo che Coso l’ha mollata. Esce sul balcone e si avvicina alle sue nuove piantine, con una mano protegge gli occhi dai raggi del sole, con l’altra raccoglie due peperoncini belli grossi, che lascia cadere nel sugo una volta rientrata. Mentre mangia la pasta, la bocca le pizzica tutta e le viene da ridere perché pensa: “questa pasta non sarebbe mai piaciuta a Coso, lui odia il piccante!”.

Passa il tempo. Tanto tempo. Non tantissimo tempo, ma nemmeno pochissimo. Diciamo il tempo giusto, il tempo che ci vuole. Cosa aspetta di guarire, e mentre aspetta ricomincia piano piano a fare le cose a modo suo, solo che questa volta ci mette anche un pizzico di peperoncino.

Una sera, Coso incontra Cosa per caso e le fa:

“Cosa!” e le fa cenno di avvicinarsi.

Cosa rimane sconvolta, vorrebbe scappare, ma poi decide di andargli incontro e, per farsi forza, ripete nella sua testa il mantra buddista del coraggio. E poi:

“Coso, ma che bello vederti!”, mente.

Anche Coso è contento, non lo dice ma si vede dalle sue pupille, che saltellano su ogni parte del corpo di Cosa.

“Allora come va?”, le chiede lui.

“Solite cose”, risponde lei, e inizia a raccontargli le cose che di fatto fa, ma dopo poco si scoccia, che senso ha, si chiede, raccontare a Coso le mie cose? E così decide di tagliare corto, saluta e si allontana da Coso, che sospira e sussurra tra sé:

“Ah, come faceva bene le cose, la mia Cosa!”

 

Illustrazione di Federico Bressani

Jolanda Di Virgilio

La vita di Jolanda è un pendolo che oscilla tra la nostalgia di casa e il terrore di tornarci, la scelta di essere vegetariana e la passione per il cibo spazzatura, l’amore per Kieslowskij e l’esaltazione per la nuova stagione di TheLady. Nell’attesa che le venga diagnosticato il disturbo bipolare, legge e guarda serieTV.

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