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Sotto il letto

Fin da quando è bambino, Giulio ha una scatola nascosta sotto il letto. Nella scatola ci sono caramelle, tavolette di cioccolato, snack al riso soffiato, patatine croccanti e fiocchi di mais al formaggio. La tiene lì sotto per non farla scoprire ai genitori. Sua madre cerca in tutti i modi di tenerlo a dieta: si sveglia alle cinque del mattino per preparargli pasti nutrienti ma leggeri, lo accompagna tutti i giorni agli allenamenti di pallanuoto e ha modificato l’alimentazione dell’intera famiglia per non indurlo in tentazione, attirando l’odio del padre e dei fratelli tutti. Ai suoi numerosi sforzi però non corrispondono altrettante soddisfazioni: Giulio oscilla perennemente tra i settanta e i novanta kili. Tutte le notti apre la sua scatola e s’abbuffa delle porcherie che ha comprato in segreto, subito dopo prova a vomitarle senza riuscirci. Poi piange a grandi lacrimoni e tira su forte con il naso, tanto che la madre si sveglia e preme la testa sotto il cuscino per non sentirlo frignare. Anche i fratelli si accorgono di lui e gli gridano ciccione, smettila, lasciaci dormire!

Quando compie ventisette anni Giulio decide di andare via, quella casa è troppo stretta per lui. Raccoglie tutti i soldi che la vecchia nonna gli ha lasciato in eredità e si trasferisce poche vie più lontano, in un monolocale al primo piano con ascensore.

Si sente libero. Per la prima volta in vita sua può cucinare quello che vuole, quando vuole: pasta con la maionese la mattina, ali di pollo fritte e salsa agrodolce per merenda, gelato alla vaniglia e pepsi lemon per cena. Ora non ha più bisogno di avere una scatola segreta sotto il letto, eppure continua a tenerla lì.

Durante il giorno Giulio non fa niente, se non strafogarsi e andare da Enzo, il bar tra la macelleria araba e il compro oro, a dodici passi da casa sua. Quel tragitto gli costa molta fatica, ma ne vale la pena per mangiare una conchiglia piena di nutella e tentare la fortuna davanti a una slot machine.

Poco prima di pranzo, quando le strade sono ancora deserte, Giulio s’infila il cappotto ed esce di casa. Fa freddo: il fiato si condensa in una nuvola di vapore mentre il sudore gli si appiccica sotto le ascelle e lungo le cosce. Appena entra si siede al solito posto e Liliana, dietro al bancone, lo saluta agitando la mano. Senza che Giulio dica una sola parola, gli serve un enorme cappuccino schiumoso e una conchiglia stracolma di nutella.

«Grazie mille…», bisbiglia.

«Figurati Giuliè», risponde lei mostrandogli i denti gialli di fumo in un sorriso dolcissimo, «ma non lasciarci troppi soldi lì dentro».

Liliana indica la slot e Giulio annuisce, colpevole. Abbassa gli occhi minuscoli, che sente sprofondare e sparire dentro il faccione lardoso.

Liliana ha la bellezza di chi sa di non essere bella, e non se ne vergogna. Porta i capelli raccolti in un fermaglio azzurro a forma di farfalla, dal quale scappano via alcuni ricciolini mesciati fuori moda. Indossa sempre jeans stretti e scoloriti sul culo, e una felpa di flanella rosa con la cerniera tirata fin sotto la gola. Lo fa per proteggersi dagli sguardi languidi degli zotici che frequentano quel posto. La chiamano Lilli, Fiorellino, Amore mio, Stellina, ma Giulio sente solo Puttana, Troia, Bocchinara, Succhiamiilcazzo.

Quando torna a casa si butta sul letto e si cala i pantaloni. Mentre sullo schermo della televisione scorrono le immagini mute di una televendita di pentole in acciaio inox, Giulio stringe il suo pisello tra le mani e pensa a Liliana, trattenendo nel naso l’odore del suo profumo al muschio bianco da discount. Prova pena per se stesso, perché ha la pancia talmente grande da non riuscire a guardarsi se non mettendo due cuscini sotto la testa. Respira affannato e la immagina mentre slaccia la cerniera della felpa di flanella. Vede i seni grandi e schiacciati finalmente liberi, li sente morbidi sotto i polpastrelli.

Liliana gli si avvicina e lo guarda come si guardano le persone normali e non i ciccioni, e lo bacia come si baciano le persone normali e non i ciccioni, e lo scopa come si scopano le persone normali e non i ciccioni.

Quando ha finito si ritrova le mani sporche e appiccicose, con fatica si sporge per strappare un Kleenex con cui pulirsi.

Rotola giù dal letto, si stende sulla moquette e allunga il braccio fino a raggiungere la scatola segreta. Scarta impaziente un Mars e lo lascia sciogliere sotto la lingua. Si calma. Alcune goccioline gli grondano dalla testa alle spalle e s’insinuano tra i peli del petto, secondo traiettorie zigzaganti da palline del flipper.

Giulio tasta la sua pancia, come se fosse alla ricerca di qualcosa. Un pulsante per disintegrarla, per farla esplodere. Uno scarico per risucchiarla via. Una cerniera rosa da cui far uscire tutto lo schifo che ha dentro.

 

Illustrazione: Fabiana Lanza Carriccio

Jolanda Di Virgilio

La vita di Jolanda è un pendolo che oscilla tra la nostalgia di casa e il terrore di tornarci, la scelta di essere vegetariana e la passione per il cibo spazzatura, l’amore per Kieslowskij e l’esaltazione per la nuova stagione di TheLady. Nell’attesa che le venga diagnosticato il disturbo bipolare, legge e guarda serieTV.

 

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