Ghiaccio- nuvoli- canetto

Voltaren

La caviglia mi faceva male ma non si era gonfiata, che è come quando stai male e sei sicuro di avere la febbre ma ti misuri la temperatura e il termometro si ferma a 36,3, così sembra un po’ che non stai male per davvero. Allora per far vedere che zoppicavo per un motivo reale prima di uscire avevo fatto una fasciatura enorme. A lavoro mi avevano chiesto cosa fosse successo e io avevo raccontato di una storta data correndo per riuscire a prendere il tram al volo, ma in realtà quando mi ero fatta male il tram lo stavo aspettando ferma alla pensilina. A fine giornata Matteo mi aveva dato un passaggio. Alla radio una voce nasale diceva cose banali e credo che entrambi avremmo voluto spegnerla, ma l’avevamo tenuta accesa perché io e Matteo non sempre abbiamo delle cose da dirci. La sera avevo visto Claudia. Saremmo dovute andare a mangiare coreano in un ristorante nuovo che aveva trovato lei, però io camminavo male e c’eravamo fermate a fare aperitivo sotto casa mia, in un posto abbastanza brutto. Prima di salutarmi Claudia mi aveva detto che comunque il Voltaren non serve a niente e che invece la cosa giusta da fare in questi casi è riempire la vasca da bagno di acqua e ghiaccio e metterci in ammollo la gamba per un quarto d’ora.

Io in realtà avevo usato il Lasonil – non sapevo che opinione avesse Claudia del Lasonil – ma il suo consiglio del ghiaccio mi sembrava sensato. Avevo riempito un secchio d’acqua fredda, riempire tutta la vasca mi sembrava uno spreco, e poi ci avevo buttato dentro il ghiaccio che avevo: un siberino, una bottiglietta dimenticata nel freezer dall’estate prima, una busta di pisellini comprati per sbaglio. Avevo messo il secchio al centro della vasca e mi ero seduta scomodissima sul bordo. Mi ero portata La Settimana Enigmistica calcolando che un quarto d’ora sarebbe dovuto bastare per il cruciverba di copertina e un crittografato, o due crittografati e un cruciverba piccolo, ma infilato il piede nel secchio mi ero accorta di non aver preso una penna. Allora mi ero messa a leggere le curiosità.

La Settimana Enigmistica diceva che nel 2012 nella provincia di Gansu, Cina centrale, c’era stata un’invasione di cavallette, e che per eliminarle erano state liberate centomila galline, che a quanto pare sono ghiotte di cavallette. L’invasione era stata arginata. Purtroppo La Settimana Enigmistica non diceva nulla su cosa ne fosse stato delle centomila galline, poi.

A me comunque era tornato in mente di quando una sera il gatto era andato in giro sui tetti in cerca di prede ed era rientrato portandosi dietro una cavalletta gigante che aveva depositato vicino al letto. La cavalletta era restata in camera con me e all’inizio sembrava morta, ma poi aveva preso a svolazzare tra la cassettiera e la libreria e a sbattersi alle cose. In generale degli insetti non mi importa molto; certi li trovo graziosi, tipo il bombus o quelli un po’ trasparenti come la chrysopa perla. Però questa cavalletta era enorme – una locusta egiziana, avevo scoperto poi su wikipedia – e quando aveva spiccato il volo in una direzione che sembrava la mia avevo chiuso la porta e cambiato stanza. Avevo dormito sul divano sperando che a furia di saltare avrebbe trovato a un certo punto la finestra, sparendo per sempre. Avevo continuato a dormire sul divano per tutta la settimana.

A pagina 25 c’era il giallo. L’ispettrice Bananas stava prendendo il sole in spiaggia quando un uomo era stato trovato privo di sensi vicino al bar. Allora aveva ispezionato la scena del crimine e interrogato i presenti. Nell’ultima vignetta era ormai sicura: il colpevole era il barista, che aveva colpito l’uomo con un cubetto di ghiaccio lanciato con una fionda, facendolo svenire; il ghiaccio si era poi sciolto diventando una misera pozzetta d’acqua che non era passata inosservata agli occhi dell’ispettrice Bananas. Il caso era risolto e poco importava che il movente non fosse granché.

Avevo poggiato La Settimana Enigmistica vicino allo shampoo pensando che mi sarebbe piaciuto essere un po’ come l’ispettrice Bananas, così sicura di sé e della sua teoria basata su dell’acqua per terra in un bar al mare. Mentre guardavo la busta di pisellini galleggiare vicino alla mia caviglia pensavo che se l’ispettrice Bananas avesse dato una storta da ferma avrebbe dato con sicurezza la colpa al manto stradale dissestato, e se una cavalletta gigante fosse entrata nella camera dell’ispettrice Bananas, l’ispettrice Bananas si sarebbe forse convinta di avere a che fare con un delicato uccello caraibico fuggito da una nave da crociera ferma al porto per qualche giorno, ma in nessun caso l’ispettrice Bananas avrebbe dormito in salotto per una settimana.

Poi avevo tolto la gamba dal secchio, mi sembrava che quindici minuti fossero passati. Avevo la caviglia intorpidita. Faceva un po’ meno male.

Un racconto di Chiara Nuvoli

Illustrazione di Giulia Canetto

 

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