Un pessimo motivo per iscriversi in palestra

Ore 18.25

Alice spia le ragazze che le stanno intorno: hanno in mano una bottiglietta d’acqua e un asciugamano sottile, di quelli che sembra sempre che non occupino spazio.

Lei no.

Nasconde dietro la schiena il suo, di spugna azzurro: Elisa non le aveva detto che ne serviva uno diverso. La settimana prima era stata al Decathlon e aveva comprato tutto: pantaloni lunghi da fitness con effetto push up, canotta rosa fosforescente, scarpe con inserti in tinta con la maglietta, calzini rinforzati sul tallone. Aveva pensato a tutto, ma all’asciugamano no. E in realtà neanche all’acqua. A guardare le bottigliette delle altre le viene già sete.

Avrebbe dovuto comprare anche una borraccia, dello stesso colore della maglietta.

 

Ore 18.30

Le ragazze del corso precedente escono dalla sala, sudate e allungate dalla lezione di pilates. Sorridono e hanno l’aria soddisfatta. Alice sorride di rimando, sicura che tra un’ora anche lei si sentirà così.

Le ragazze che entrano con lei si avvicinano alla pila di step, ne prendono uno a testa insieme ai rialzi e si posizionano in diversi punti della sala.

Alice fatica a trovare uno spazio, sembra che ognuna abbia un posto prenotato. Avrebbe voluto mettersi in prima fila. Lo ammette, vuole guardarsi bene l’insegnante: Elisa le ha decantato il bel fisico di questo nuovo istruttore, Michele P., che anche dalle foto sul sito sembrava proprio carino.

 

Ore 18.32

Michele P. è davvero carino.

In prima fila c’è un gruppo di ragazze col top corto che lo accerchiano, chiacchierano e sembra facciano stretching alla bocca. Alice si domanda quale sia la gerarchia da scalare per entrare nel gruppo di “quelle col top corto che chiacchierano con l’insegnante”.

Fa per avvicinarsi anche lei, allegra pur senza aver capito perché ridano, ma Michele P. accende la musica e tutte cominciano a marciare.

Alice fa passare dietro l’orecchio un ciuffo di capelli scappato dalla coda e sorride di nuovo quando si accorge che Michele P. la sta guardando. Sta guardando proprio lei. Lei lo guarda, lui la guarda, lei lo guarda, lui la guarda…

“Tu, là in fondo! Cosa ci fai con lo step così basso? Due piedini per lo step! Qua di scamorzine non ne vogliamo!”

 

Ore 18.40

Sali, sali, scendi, scendi, apri, apri, chiudi, chiudi, incrocia, ginocchio, scendi, incrocia, ginocchio, scendi.

Alice non sa se guardare i suoi piedi o quelli di Michele P. La musica riempie la sala, c’è anche qualche ragazza che riesce a cantare.

Ad Alice fanno già male le gambe.

Ogni tanto si dà una sbirciata nello specchio alle spalle di Michele P.: le guance leggermente arrossate e la maglietta fluo le danno quell’aria un po’ affaticata da video dance anni ’80. Perfetto. Elisa le aveva detto che rimettersi in forma è il modo migliore per riprendere possesso della propria vita dopo una rottura, Alice pensa che la sua migliore amica sarà anche un’ottima atleta, ma di relazioni non sa proprio niente. Tempo un paio di lezioni e Michele P. le chiede di uscire, ne è certa.

 

Ore 18.55

Alice ha il fiatone, la faccia paonazza, il trucco della mattina colato e, lo sente, puzza un po’. I passi sono sempre più veloci e complicati. Il gruppo delle ragazze col top corto saltella sullo step con grazia e il fascino della leggera fatica che lei ha perso ormai venti minuti prima. Sembrano tutte la personal trainer che Elisa le aveva fatto vedere su youtube. Ad Alice viene il dubbio che il top corto sia una specie di upgrade di fedeltà, come la sua carta gold di Sephora.

Lei l’upgrade della palestra forse ancora non se lo merita: Michele P. fa un sorriso generale che la supera velocemente e senza neanche sfiorarla.

 

Ore 19.10

Alice non ha la minima idea di cosa stia facendo.

 

Ore 19.15

Mancano solo quindici minuti, ma le gambe di Alice non tengono più, il viso è una colata di sudore a cui si mischia quello delle mani ogni volta che prova ad asciugarsi la fronte.

Sali, scendi, apri, chiudi, incrocia, gira, ginocchio, calcio. Bum!

Alice inciampa nello step e cade per terra rotolando sulla ragazza della fila davanti, è sul pavimento e non sa più per quale parte del suo corpo lamentarsi.

“Tutto a posto?” chiede Michele P.

“No…” mormora Alice.

“Sì…” sospira un’altra voce. Michele P. fa sedere per terra l’altra ragazza e le controlla la caviglia: lei fa parte del gruppo del top corto e ride anche se Alice non capisce perché. Lui le fa l’occhiolino:

“A posto!”

Poi alza la testa verso Alice e sospira:

“Su alzati, ricominciamo”

La ragazza si accarezza con l’asciugamano morbido e ricomincia a saltellare tenendoselo sulle spalle. Alice guarda il suo asciugamano di spugna zuppo buttato sul pavimento in un angolo della sala, pensa ai segni rossi che le lascerebbe se si asciugasse in quel modo. La faccia dell’altra ragazza invece ha un’espressione da pubblicità dell’ammorbidente.

Da terra Alice incolpa l’asciugamano azzurro, la maglietta lunga, lo step che l’ha fatta inciampare e soprattutto Elisa, che le aveva promesso che dopo una sudata si sarebbe sentita meglio, incolpa il divano su cui è stata sdraiata per chissà quante domeniche e su cui non si sdraierà più, Marco per aver fatto l’abbonamento a Sky e a Netflix, Marco che era così bravo a cucinare, Marco che nell’ultimo anno l’aveva fatta sentire invisibile, tanto che quando lei aveva fatto la valigia ed era andata a dormire da Elisa lui ci aveva messo tre giorni prima di accorgersi che lo aveva lasciato, Marco che dopo neanche un mese aveva cominciato a uscire con una ragazza che se anche non aveva un top corto, di sicuro se lo sarebbe meritato.

Sai che c’è?

“Vaffanculo!” sbotta Alice dando una manata sullo step che rimbomba per tutta la sala “Io vado a bere!”

 

Illustrazione di Maria Caruso

 

Sissi Decorato

Sissi nasce, cresce e si laurea a Milano. Poi cambia idea e si trasferisce a Torino. Ama fare piani per il suo futuro e farli saltare; parlare di Dickens e leggere Sophie Kinsella di nascosto; i vestiti eleganti, ma solo se abbinati a scarpe eccentriche.

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