Maria Caruso_SIssi Decorato_ Narrandom Blog di racconti

Colei che protegge

Padre Nostro

Che sei nei cieli

Alexis mescolava la zuppa sul fornello della cucina. Sentiva il respiro graffiante di suo marito che dormiva sul divano, immaginava la fronte rossa e sudaticcia, la camicia sgualcita, il calzino di lana che pendeva sfilato per metà dalla punta del piede. E immaginava le mani, le dita tozze, gonfie, il palmo ruvido, immaginò il collo di vetro della bottiglia di vodka attorno a cui giravano le dita, le si bloccò il fiato nei polmoni al ricordo di quanto potessero stringere.

Sia santificato il tuo nome

Venga il tuo regno

Si slacciò i primi due bottoni del vestito e infilò la mano nello scollo, rabbrividì sfiorando il livido viola che dallo sterno arrivava fino alla clavicola e, come se i suoi nervi si fossero improvvisamente risvegliati, sentì di nuovo pulsare i colpi sulla caviglia, sulla costola e sul sopracciglio rotto. La mano scese fino al reggiseno, spostò la stoffa consumata e coi polpastrelli toccò qualcosa di freddo e liscio, stava lì, vicino al ferretto, dove la nonna le aveva insegnato a nascondere i segreti più preziosi.

Sia fatta la tua volontà

Come in cielo così in terra

Prese la boccetta e osservò il liquido verdastro che ci traballava dentro: non era stato difficile procurarselo, chiunque conoscesse le proprietà delle erbe e dove andare a coglierle avrebbe potuto realizzarlo. E poi le indicazioni di Dio erano state chiare: da quando le aveva parlato e le aveva rivelato il suo ruolo salvifico per le donne di Mosca, tutto le era parso improvvisamente più facile. Strinse la boccetta e mentre con l’altra mano ancora girava la zuppa si mise a pregare più forte.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

E rimetti a noi i nostri debiti

Dal salotto le arrivò il grugnito del marito che cambiava posizione sul cuscino, sbiascicando qualcosa nel sogno con la bocca impastata. Alexis si voltò per controllare che non potesse vederla, poi versò la zuppa nei due piatti e il contenuto della boccetta di vetro in uno solo. Nascose di nuovo il suo segreto nel reggiseno mentre in gola sentiva qualcosa che stringeva e le faceva tremare il labbro gonfio. Sarebbe tutto finito, in pochi minuti sarebbe tutto finito. Per sempre.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori

E non ci indurre in tentazione

Appoggiò con forza i piatti sul tavolo e urlò il nome del marito fino a che non si svegliò, lo guardò arrivare in cucina camminando come se le gambe non potessero reggere tutto quel peso e non poté fare a meno di chiedersi quando avesse cominciato a provare tutto quel disgusto per lui. Strofinò le mani sulle ginocchia e sentì un gonfiore, un livido che non ricordava a quale sera risalisse. Suo marito si sedette facendo scricchiolare le gambe della sedia, afferrò il cucchiaio e si mise a mangiare.

Ma liberaci dal male.

Liberaci dal male.

Un senso di attesa le fece avvampare il viso e allargare la bocca, si avvicinava col petto al tavolo ad ogni cucchiaiata del marito, voleva cogliere tutti i segni, tutti i segni del destino che Dio aveva voluto per lei: da quando le era apparso la prima volta Alexis non aveva mai smesso di pregare, per ringraziare di averla scelta, per ringraziare di averle dato la possibilità di liberarsi.

“Una donna che non uccide il marito violento è una donna che verrà uccisa. Il tuo nome, Alexis, significa colei che protegge, e tu proteggerai tutte le donne di Mosca” aveva detto Dio.

“Liberaci dal male. Liberaci dal male” continuava a ripetersi lei.

“Che hai da guardare?” sbottò suo marito.

“Il mio nome significa colei che protegge” sussurrò senza togliere gli occhi da quelle dita che diventavano bianchicce quando si piegavano. Il veleno avrebbe cominciato a fare effetto tra poco.

“Stupida donna” borbottò lui e ricominciò a mangiare.

Liberaci dal male.

Liberaci dal male.

L’uomo fu scosso da un colpo di tosse, poi uno più forte, picchiò con quelle mani enormi sulla superficie del tavolo, due, tre volte, poi se le portò alla gola, come se fosse imprigionato da qualcosa. Un fiotto nero gli uscì dalle labbra, gli occhi si rivoltarono al contrario e poi il corpo si accasciò, sbatté contro il piatto, rovesciandolo per terra.

Liberaci dal male. Liberaci dal male.

Alexis si avvicinò, osservò gli ultimi spasmi di quelle dita, le vide perdere forza, diventare molli, inutili. Allora si sedette per terra e promise a Dio che avrebbe compiuto il suo piano, poi riprese a pregare, lo sguardo fisso sulle dita dell’uomo, ma come se davanti agli occhi non ci fosse niente.

 

Quando sua figlia la trovò, Alexis era ancora seduta per terra che pregava come se la stanza fosse vuota, incapace di ricordare che cosa fosse successo; le dita agonizzanti le brillavano nella memoria solo quando sentiva una donna piangere per le percosse del marito: allora sentiva di nuovo la voce di Dio che le intimava di compiere la sua missione, ricordava la parola che Gli aveva dato e preparava dell’altro veleno. Solo a Mosca liberò oltre trecento donne, nei trent’anni seguenti.

“Il mio nome significa colei che protegge” rispondeva quando la ringraziavano.

 

Fu giustiziata in una notte d’inverno stranamente mite, tradita dall’ultima donna che aveva provato a salvare e a cui invece era mancato il coraggio di usare il veleno. Chi era presente all’esecuzione racconta che prima che il plotone sparasse Alexis si fosse seduta per terra, col rosario tra le mani e gli occhi vuoti. Parlava con qualcuno che nessun altro poteva vedere:

“Liberaci dal male” ripeteva “liberaci dal male”

Furono quelle le sue ultime parole prima che un colpo le trapassasse il cuore.

 

Illustrazione di Maria Caruso

 

Sissi Decorato

Sissi nasce, cresce e si laurea a Milano. Poi cambia idea e si trasferisce a Torino. Ama fare piani per il suo futuro e farli saltare; parlare di Dickens e leggere Sophie Kinsella di nascosto; i vestiti eleganti, ma solo se abbinati a scarpe eccentriche.

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