Narrandom_Giulia Canetto_ Blog di racconti

Silenzio

Un respiro, un salto e poi nuove stelle, un nuovo paesaggio. Molti degli uomini a bordo di quella nave non sapevano esattamente come funzionasse l’apparato di iperspazio, così come i marinai non comprendevano l’origine dei venti e diversi miopi non conoscevano i principi delle lenti convesse, però faceva parte della loro realtà anche se ogni salto era un’esperienza unica.

Al primo turno di guardia l’ascensore della plancia si aprì e vi entrò un uomo alto, magro ma con portamento solenne, aveva una barba nera e corta, gli occhi marroni e un lungo abito rosso scarlatto, simbolo del suo rango.

“Capitano sul ponte!” disse uno degli ufficiali facendo scattare tutti sull’attenti.

“Riposo signore e signori” disse il capitano andando a sedersi al suo posto. La postazione di comando era una scrivania a forma di trapezio costellata di schermi, comandi e proiettori olografici che la rendevano capace di controllare perfettamente ogni millimetro di quel vascello lungo cinque chilometri. Immediatamente apparve davanti al capitano un ologramma della grande nave, ma lui osservava lo spettacolo delle stelle che aveva dinnanzi. Non si stancava mai di rivederle.

“Molto bene – disse il capitano – possiamo cominciare. Abbiamo raggiunto le coordinate richieste?”

Un ufficiale con la divisa blu confermò.

“Perfetto. A tutti gli ufficiali di plancia, ora possiamo conoscere gli ordini!”

Il capitano inserì un codice nell’elaboratore principale che verificò di aver raggiunto la posizione corretta e diede accesso ad un documento speciale che riportava il simbolo dell’Aquila e del Sole.

 

Al capitano Luigi Aldighieri, della portaerei Berengario,

recarsi al punto cardinale Cefeo 178, +95, -87. Rilevata anomalia. Fenomeno cosmico sconosciuto.

Indagare e riportare dati all’Orbe. Rintracciare ricognitore scientifico Pico della Mirandola, disperso durante analisi fenomeno. Ordine di priorità massima. Livello Dodici.

Valeriano VII, Imperatore dell’Umanità Unita. Alt!

 

Luigi si alzò e si rivolse agli ufficiali.

“Signor –- disse – abbiamo ricevuto un ordine direttamente dall’Imperatore in persona; avete letto il messaggio e so che farete il vostro dovere fino in fondo. Un livello dodici vuol dire che la missione è della massima importanza, pertanto prepariamoci bene. Mettiamo la nave in allarme giallo e ognuno si concentri sul proprio compito. Dottor Masrani studi tutti i dati che ci hanno comunicato sul fenomeno, tenente Takahiro tracci la rotta, ma non ci faccia arrivare troppo vicini, almeno finché non sapremo esattamente con cosa abbiamo a che fare. Tenente Rostok – disse infine rivolto ad una donna con abiti rossi e una corazza leggera – lei metta in allerta l’equipaggio e prepari gli armamenti.”

“Pensa che ci sarà da combattere signore?”

“Non lo so, ma abbiamo già perso una nave e voglio essere pronto per tutto. Dottor Masrani, quando avrà finito di analizzare quei dati mi dovrà fare rapporto!”

“Signorsì!”

“E veda di essere sintetico!”

Dopo una breve risata l’equipaggio di una delle migliori navi da guerra dell’Impero diede prova della sua efficienza. Il capitano Aldighieri studiò il rapporto sulla Pico della Mirandola e sul suo viaggio finché Masrani non gli chiese un colloquio. Si ritrovarono nell’ufficio del capitano, il suo regno privato.

“Dunque?” chiese il capitano.

Lo scienziato indiano sospirò e disse: “Onestamente sono confuso signore: come lei sa lo spazio non è silenzioso ma permeato di segnali emanati e riflessi da tutti i corpi celesti.”

“Per non parlare della radiazione cosmica di fondo…”

“Già, l’eco della Grande Esplosione che ha dato origine all’Universo. In pratica il silenzio totale nel cosmo non esiste.”

“E con ciò?”

“Beh, sembra che, qualche mese fa, sia stata scoperta un’area di silenzio totale.”

Il capitano rimase interdetto.

“Come prego?”

“L’ufficio imperiale lo ha chiamato appunto Silenzio. Una zona senza luce, senza massa, senza energia, senza elementi e senza nessun segnale o suono.”

“Non è possibile. Se qualcosa non ha queste caratteristiche vuol dire solo che non esiste.”

“Esatto capitano, non esiste, eppure c’è, l’abbiamo anche individuata, un’area tredici volte più grande del Sistema Solare senza alcun segnale o radiazione.”

“Non potrebbe esserci qualcosa che blocca i segnali? Un coagulo di materia oscura o…”

“No signore, ci sarebbe comunque una frequenza. Qualunque cosa sia è diversa da tutto quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi.”

“Beh, l’Imperatore ci ha ordinato di scoprire cos’è questo… nulla, e abbiamo una nave dispersa che dobbiamo trovare. Si tenga pronto dottore, forse stiamo per passare alla storia.”

L’astrofisico di bordo si alzò e salutò il capitano per poi tornare al suo posto.

Ventiquattro ore dopo la Berengario compì un salto iperspaziale.

Aldighieri fu sconvolto quando guardò davanti a sé e vide solo il nero. Non era un semplice buio senza stelle, era un grande abisso scuro, una macchia nera senza senso nel firmamento.

“Rilevamenti.”

Dopo alcuni secondi gli ufficiali risposero.

“Niente massa. Niente energia. Nessun segnale. Estensione 26,5 ore luce.”

“È molto più grande delle ultime osservazioni. Quindi si espande.”

Il capitano guardò Masrani.

“Nessun segnale. Capitano quell’oggetto è totalmente silenzioso, significa che non ha energia e non rileviamo elementi di alcun genere. Non può esistere.”

“Eppure lo vediamo. Sappiamo che non esiste ma c’è. Ma cos’è?”

“Non lo so signore – disse lo scienziato con aria stupefatta – non lo so e non ho elementi per ipotizzare niente. Non ancora almeno.”

Iniziarono così diversi giorni di analisi e ricerche. Dai due grandi bracci della nave continuavano ad uscire ed entrare sonde e navicelle con due missioni da compiere: scoprire cos’era il Silenzio e che fine avesse fatto la Pico della Mirandola. L’equipaggio iniziava ad essere nervoso a causa di quel nulla assoluto che, a soli centocinquanta milioni di chilometri, sembrava pronto ad ingoiarli tutti.

Non accadde nulla finché una navicella non tornò verso la Berengario trainando al rimorchio un lungo vascello dotato di diverse antenne e sistemi di analisi. Era la Pico.

“Perché il ricognitore non ci ha contattati quando l’ha trovata?” chiese il capitano Aldighieri.

“Non lo so signore. In realtà non riusciamo a comunicare nemmeno ora.”

“Capitano – disse Masrani – non riceviamo niente.”

“Cioè?”

“La Pico… non la rileviamo. È priva di segnali e di trasmissioni, proprio come il fenomeno.”

“Io sto vedendo quella nave. Com’è possibile che non sia rilevabile?”

“Non lo so signore, ma sconsiglio contatti diretti tra le due navi.”

Venne mandata una squadra a bordo del vascello scientifico per capire cosa fosse accaduto. La nave sembrava in buone condizioni, ma guardarla suscitava una forte inquietudine. Il capitano era tentato di far voltare la nave e fuggire, ma bisognava far luce sul Silenzio e la sua natura. Gli uomini cominciavano ad essere sempre più stressati e non ne potevano più di osservare il Silenzio, ma forse la Pico della Mirandola avrebbe dato qualche risposta.

Durante l’esplorazione si persero i contatti con la squadra inviata, probabilmente la stessa interferenza che aveva impedito al ricognitore di fare rapporto. Le comunicazioni si ristabilirono solo quando la navetta degli esploratori lasciò la Pico e si avvicinò alla Berengario.

“Dunque Rostok?” chiese Aldighieri quando l’ufficiale si mise in contatto.

“Signore… è l’Inferno… è l’Inferno…”

Non l’aveva mai sentita così: ansimava, era nervosa e sembrava presa dal panico.

“Rostok! Rostok! Natalia calmati e dimmi cosa succede!”

L’ufficiale sospirò e riprese: “Non sappiamo cosa sia successo… le comunicazioni erano impossibili… anche tra di noi sulla nave. Tutti i sistemi… funzionavano… funzionavano perfettamente, ma lì dentro è successo qualcosa di terribile.”

“Cosa? Hai capito cosa ne è stato dell’equipaggio?”

“Sono morti… abbiamo… abbiamo trovato i loro cadaveri… Luigi… sono tutti morti.”

“Com’è successo?” chiese Luigi dopo un momento di pausa.

“Non lo so, non erano feriti, solo… morti. Oltre a questo… non riuscivamo nemmeno a parlare tra di noi… persino la nostra voce sembrava scomparsa…”

Quando la navetta rientrò sulla portaerei la squadra venne messa in quarantena, ma fu presto evidente che quanto accaduto non era di natura biologica.

Analizzando la Pico, lo spazio circostante e ciò che era accaduto con le navi e i soldati Masrani ipotizzò che il Silenzio emanasse una sorta di campo nullo ben più ampio dell’anomalia stessa, qualcosa che bloccava tutte le frequenze e i segnali. Purtroppo sia l’anomalia che il campo nullo continuavano a espandersi sempre più velocemente.

Il capitano Aldighieri dette ordine di allontanare la nave e di farla tornare nello spazio imperiale poiché chiaramente la Berengario non era equipaggiata per quella situazione.

La nave si voltò verso lo spazio aperto, era splendido per Aldighieri vedere di nuovo le stelle e non solo per lui.

“A tutto l’equipaggio – disse il capitano facendo risuonare la sua voce in tutto il vascello – pronti per il salto iperspaziale!”

“Capitano – disse Masrani – cosa ne facciamo della Pico?”

“Qualunque cosa abbia sterminato il suo equipaggio potrebbe essere ancora a bordo, sull’Orbe dovranno accontentarsi dei dati dell’elaboratore che dovremo studiare bene, non appena saremo lontani da qui!” disse Aldighieri ricevendo l’approvazione dell’intero equipaggio.

Poco prima del salto scattò l’allarme generale che paralizzò l’apparato.

“Che succede adesso?”

Gli astronomi consultarono il sistema e risposero: “Capitano, i sensori dell’astrolabio hanno rilevato tre tempeste di neutrini lungo l’area di viaggio. Non possiamo eseguire il salto.”

Tre tempeste di neutrini? Significava almeno tre grandi stelle esplose nella stessa regione contemporaneamente, una coincidenza devastante e incredibile.

“Quanto dovremo aspettare per partire?”

“Almeno dodici giorni signore.”

Dodici giorni davanti al Silenzio. Aldighieri non sapeva se l’equipaggio avrebbe retto.

“Possiamo circumnavigare le tempeste?” chiese.

“Non senza passare attraverso il Silenzio capitano” rispose il navigatore Takahiro.

“E se le attraversassimo?”

“Non siamo in grado di orientarci al loro interno e saremo esposti a livelli di radiazioni e interferenze troppo alti…”

Aldighieri ordinò che la nave si allontanasse con i motori convenzionali, il Silenzio continuava ad espandersi e il capitano aveva la sensazione di essere inseguito, come un topo con una pantera alle spalle.

“Masrani – disse Aldighieri dopo un giorno di fuga – ho bisogno che mi dica cos’ha scoperto dalla Pico.”

Nessuna risposta. Aldighieri si voltò verso l’astrofisico.

“Masrani?”

Non gli rispondeva. Il capitano si alzò e si avvicinò a Masrani, gli toccò la spalla e quello si voltò, lo scienziato era sbalordito e disse qualcosa, ma Aldighieri non sentì nulla.

Il capitano tornò alla sua postazione e cercò di contattare il resto dell’equipaggio ma non ci riuscì. Si rese presto conto che lui stesso non sentiva più il suono della sua voce, l’aria usciva dalla gola ma sembrava completamente sordo. Diede un pugno al tavolo, nessun suono.

Aldighieri bloccò l’intero sistema dalla sua postazione e fece apparire un messaggio scritto su tutti gli schermi invitando l’equipaggio a mantenere la calma.

Ci volle poco prima che arrivassero messaggi con richieste di aiuto e di spiegazioni. Probabilmente era accaduto proprio questo sulla Pico: l’incapacità di comunicare doveva aver fatto impazzire l’equipaggio e questo, su un’astronave, eleva al massimo il pericolo di incidenti mortali.

Aldighieri inviò un altro invito alla calma e alla disciplina per poi attivare il sistema di ricezione radio. Lo sintonizzò sulla radiazione cosmica di fondo diffondendo in tutta la nave quel suono armonioso e confortante; tutti capirono che, qualunque cosa avesse infettato la Berengario, sembrava non aver colpito l’Universo. La gente intorno al capitano iniziò a guardare le stelle, forse più tranquilla. La situazione iniziò a precipitare dopo un’altra ora, quando anche la radiazione cosmica di fondo si spense, il Silenzio aveva bloccato anche il suono della nascita dell’Universo.

Aldighieri si sentì battere sulla spalla, era Masrani che gli mostrava un ologramma: voleva fargli sapere che il Silenzio si stava espandendo e li inseguiva. Il sistema di navigazione riportava che le tempeste di neutrini ancora impedivano il salto e il Silenzio era sempre più grande, sempre più vicino. Prima o poi ne sarebbero stati ingoiati e il terrore stava già per far impazzire anche gli ufficiali di plancia, era solo una questione di tempo.

Aldighieri poteva solo pensare e pregò.

“Questa bestia ci prenderà prima o poi, non sappiamo come sfuggirle. Aiutaci sennò ci ingoierà vivi!”

Tutto spento: schermi, ologrammi, luci, lampade, anche quelle chimiche di emergenza, si spense tutto. Restavano solo le stelle che si estendevano davanti alla nave. Ad un certo punto tutta la nave fu investita da una luce intensa. Tutti presero un profondo respiro e poi il salto.

Aldighieri chiuse gli occhi un istante, quando li riaprì vide quattro uomini in piedi davanti a lui. Indossavano delle lunghe tuniche che sembravano brillare di luce propria, uno di loro era vestito di porpora, uno di un giallo oro, un altro era rosso sangue e il quarto era azzurro.

“Chi siete? Dell’Impero o del nemico?” chiese il capitano con una voce ritrovata.

“Nessuno dei due- rispose l’uomo vestito di porpora- noi siamo i Logoteti. Noi vigiliamo sulla Creazione. Io sono la Saggezza e la Fede.”

“Io sono il Potere e la Sapienza” disse il dorato.

“Io sono  il Valore e la Giustizia” disse l’azzurro.

“Io sono l’Odio e la Forza” disse il rosso.

Da quel momento i quattro parlarono all’unisono, come un solo essere.

“Luigi Aldighieri, come il tuo avo, il Sommo Durante, sei stato scelto per rendere l’Umanità capace di chiudere la porta.”

“Quale porta? Cos’è il Silenzio?”

“Uno squarcio della non esistenza, una via per il mondo cieco, non per entrare, ma per uscire.”

“Cos’è? Che cos’è?”

“C’è l’Inferno oltre, l’Abisso che non ha niente e non è nulla, la negazione della Creazione. Il Silenzio della non vita e della dannazione. Tu la devi chiudere, tu ne hai il potere.”

“Come?”

“Come fece il Sommo Durante, ispirerai un canto tra gli uomini.”

“Come posso fare?”

“Diffondi le giuste parole e dagli uomini giungerà la cura.”

I Logoteti scomparvero e la Berengario si ritrovò trasportata oltre le tempeste e lontanissima dal Silenzio. Era di nuovo in territorio imperiale, in salvo.

La radiazione cosmica di fondo risuonava nella plancia.

“Luigi…”

Il capitano si voltò verso Rostok, la sentiva, era di nuovo tutto normale.

 

Quarant’anni dopo

 

Al primo turno di guardia l’ascensore della plancia si aprì e l’anziano senatore Luigi Aldighieri fece il suo ingresso senza badare ai saluti e alle riverenze dei presenti. Osservava davanti a sé, oltre il vetro del ponte. Nero, buio, silenzio. I Logoteti non avevano mentito, quello era l’Inferno e aveva già distrutto cinque sistemi stellari dell’Impero, si stava espandendo e presto avrebbe ingoiato tutti i mondi dell’Uomo. Ma quel giorno, Aldighieri lo sapeva, stava arrivando.

Al terzo turno di guardia, quando a Roma erano esattamente le tre del pomeriggio, arrivò qualcosa, i sensori del vascello ricevettero un segnale, una nuova frequenza che rimbalzava e si ampliava tra i corpi celesti e che sembrava avere origine dalla Terra.

“Cos’è?” chiese il capitano del vascello.

Il senatore rise soddisfatto: “Incredibile cos’è capace di generare l’inconscio collettivo del genere umano quando viene ispirato dalle parole giuste.”

“Cosa?”

“Lei ha letto il mio libro capitano?”

“Certamente signore.”

“E allora c’è anche un po’ di lei in questa nuova musica che sta solcando il cosmo” disse Aldighieri mentre il segnale aumentava diventando sempre più armonioso e chiaro.

All’improvviso il Silenzio, quella grande macchia nera nel cielo, scomparve.

“Cos’è successo?” chiese il capitano della nave incredulo.

“Quello che accade sempre al silenzio quando qualcuno parla o canta: scompare.”

Così gli uomini tornarono a guardare davanti a loro vedendo le stelle.

 

Un racconto di Carlo Valente

Carlo Valente_Narrandom

 

 

 

 

 

Illustrazione di Giulia Canetto

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