Marinelli_Sofia Petrucci_Blog di racconti

La Luna Storta

Porca puttana! Sono diventato una persona volgare.

È che da un po’ la luna è storta, cazzo se è storta, stanno tutti perdendo la brocca in questo buco di culo di paese, e quanto è vero iddio voglio capire perché.

Sto facendo il giro di quei bastardi del vicinato per vedere se qualcuno di loro sa qualcosa, sono andato prima dall’orologiaio che mi abita davanti e il coglione non stava manomettendo tutte le sveglie che riusciva a trovare? Aveva organizzato una battuta di caccia dentro casa, aveva seccato con il fucile uno a uno tutti gli uccellini degli orologi a cucù, morti stecchiti, e minchia, se li stava cuocendo, ci stava facendo un’insalata di pollo spettacolare.

Sono passato poi davanti al rudere della gattara, la vecchia baldracca aveva affisso un cartello con su scritto “non cercatemi, sono alla mostra canina”, e al poveretto dell’avvocato suo vicino non era certo andata in modo migliore: quando l’ho visto mettere in subbuglio cassetti e libreria, lampadari, armadi, il letto e persino la cucina gli ho chiesto cosa cazzo cercasse di così importante e quel rincitrullito di un avvocato si è messo a gridare “le ho perse, le ho perse” e io “cosa ha perso avvocà, me lo dica santa merda” e lui, disperato “ma le mie adorate cause!”.

Neanche a dire che posso andare a chiedere a Gianfranco, il poeta del paese. Il coglioncello – un tipo simpatico ma sempre con la testa tra le nuvole – è diventato il miglior amico di uno struzzo che passava di lì, e ora giocano a briscola tutto il fottuto giorno nel box di sabbia al parco giochi davanti all’asilo, sapete, casomai a uno o a entrambi venisse voglia di nascondersi. E mannaggia la troia maledetta non ne vuole sapere più niente, ficca la testa sotto la sabbia se gli parli di altre cose che non siano quelle carte di merda.

Così ho pensato: sono fottuto, Gesù Cristo. E non mi è rimasto che da andare da quei froci degli sbirri.

Anche al commissariato però, porca merda se tirava un’aria strana. I poliziotti erano tutti in fermento, cazzo: lavoravano tutti, precisi, oh dico precisi! E ai tavoli degli interrogatori e degli uffici, vi giuro sulle mie palle, non c’era neanche un ragazzino fermato perché si stava facendo una canna, incredibile mannaggia la troia! Neanche un negro con la faccia sospetta, quell’idiota del commissario aveva arrestato il sindaco e tutta l’amministrazione comunale, e quelli mica facevano storie – no – e neanche tiravano fuori mazzette o cazzate simili, ma anzi raccontavano, piangendo come monelli di due anni, raccontavano tutto per filo e per segno.

Al che ti vado da quella zoccola della detective e lei non mi indica una fila chilometrica. E dice che per parlare devo aspettare il mio turno. “Malviventi e lestofanti che vengono a costituirsi di loro spontanea volontà”, mi dice, “le nostre celle sono piene e ora siamo passati a usare i bagni e le cucine! Tanto sembra che ci vogliano stare là dentro, non li tiene nessuno”.

E io “Porca troia!”, comincio a pensare che questa cazzo di luna storta non sia poi così male. Il fatto, vedete, è che io sono un fottuto scrittore; non proprio uno scrittore come un coglione qualsiasi se lo immagina, di quelli che scrivono i romanzi. Io sono uno scrittore di vocabolari, e sto compilando il cazzo di “Nuovo Vocabolario della Lingua dei Giovani”. Capite quindi che ho bisogno di risolvere questa merda di problema, l’editore aspetta, anche i giovani aspettano, e mannaggia le madri baldracche riunite e l’universo tutto non posso portare a termine il cazzo di vocabolario in questo stato, non voglio lasciare ai giovani quest’eredità di porca merda, un fiume, un fottio di parole volgari, semplicemente non posso. Io devo assolutamente raddrizzare la luna, vaffanculo!

Glielo spiego alla detective anche se lei non sembra sapere se essere contenta o no di questa cosa. Mi risponde “senta signore, qui abbiamo altri problemi di cui occuparci, qui siamo la legge! Se ha un problema con la luna vada a prendersela con chi ha fatto il calendario lunare.”

Ma certo! Bastarda di una detective, stronzo io che mica ci avevo pensato. Ci deve essere un problema con Jerry, quel tizio stampa calendari da una vita. Allora cazzo se corro da Jerry, corro come le merde, entro nella sua stamperia e lo chiamo: “Jerry! Jerry porcaputtana lurida del cielo!” e lui alla fine mi risponde, o meglio, non è che proprio mi risponde, diciamo che mugola qualcosa. Seguo la sua voce del cazzo e porca merda! Scopro che è rimasto con il colletto della camicia incastrato con una rotativa. Quando lo libero mi dice che è lì da una settimana, il deficiente, e allora non ha potuto più controllare nulla: porca puttana, penso, giustamente le lune storte capitano anche agli stampatori. Poi andiamo in quello schifo di stanza dei calendari e capiamo tutto: una delle due grucce del calendario lunare si è staccata e il calendario penzola sbilenco sulla parete, ecco perché la luna era storta!, e anche tutto il fottuto insieme di pianeti e segni zodiacali e costellazioni, cristosanto, penso però quella detective che arguta.

E improvvisamente smetto di essere volgare. L’orologiaio torna a fare orologi, il poeta Gianfranco a girare per le strade pensando a parole e a sbattere contro i lampioni, anche la polizia ricomincia ad arrestare la gente innocente, e la giunta comunale torna al municipio a preparare la campagna per le prossime elezioni.

E sì, i miei amici scrittori, quelli che scrivono romanzi però, quelli veri, persino loro tornano normali: Giovanna non abbraccia più le persone che incontra, è tornata ad offenderle con il suo fare aggressivo, Martina a mettere gli apostrofi tutti al posto giusto, ha strappato tutto quello che aveva scritto nell’ultima settimana, disgustata, – la consecutio temporum no, quella la sbagliava già prima, – Davide si è trovato su un tram schiacciato tra un grassone e una signora sudata e appena la luna storta è tornata normale lui improvvisamente ha vomitato, Jolanda ha sputato l’ultimo boccone di fiorentina da un chilo e due al sangue che stava masticando, Giulio ha distrutto sull’asfalto la sigaretta elettronica che stava fumando, gridava “ennò però cazzo, mica so frocio!”, poi ha preso i pezzi e gli ha dato fuoco e Guido… Beh, Guido non lo so, si è volatilizzato.

Ma soprattutto, penso con il sorriso, il mio vocabolario è salvo.

O almeno, questo è quello che speravo, prima di aprire la mail: mi rendo conto di aver mandato il file definitivo ieri, all’editore, mentre ero ubriaco. Non sono uno che dice parolacce, però qui ci starebbe bene. Il “Nuovo Vocabolario della Lingua dei Giovani” avrà dentro così tante volgarità da far sembrare che tutti i ragazzi abbiano sempre la luna storta.

Illustrazione di Sophie GinArt

 

Luca Marinelli

Luca nasce tanto tempo fa in un carciofo alieno, a Roma sud. Per questo si è appassionato alla fantascienza. Vorrebbe vincere il premio Nobel per la pace e/o essere nero come il suo mito Barack Obama.

Lascia un commento