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Il fugu non piange mai

E insomma, c’erano il Filippo e il Fringuello, detto così perché volava quando c’erano casini, a farsi un giro nella periferia di Osaka, dopo aver bevuto l’aperitivo a Colonne di Milano. Stavano a Osaka perché erano agenti assicurativi e quindi viaggiavano spesso, a fare controlli e perizie nei più remoti angoli del mondo, tutti quelli dove la loro agenzia li mandava.

Quindi sì, quella sera erano a Osaka e avevano appena assicurato una compagnia che produceva videogiochi erotici, o forse una ditta che riparava scafi navali, è difficile tenere il registro dei loro clienti, tanto se ne stavano in giro.

Fatto sta che si faceva sera e dovevano per forza mangiare qualcosa, ed essendo a Osaka, che è in Giappone, volevano ovviamente di tipico. È stato allora che il Fringuello, con fare malandrino, tipico del suo stile assicurativo, aveva proposto un localetto suggeritogli da un vecchio amico, un tale che vendeva aspirapolveri porta a porta e che a furia di martellare sempre la stessa via si trovò a passare di lì.

I due se ne sono entrati in questo ristorantino, con le tendine appese all’entrata e i mobili tutti in legno, per poi essere accompagnati al loro tavolo.

“Quindi, che mi consigli, Fringuello?”

Il Fringuello, che aveva scelto quel posto per un motivo ben preciso, si era affrettato a rispondere che avrebbero mangiato Fugu, ovvero pesce palla sfilettato. Ora al Filippo gli era mancato tutto il colore della faccia perché da bravo agente assicurativo sapeva benissimo che il pesce palla è un piatto molto rischioso: se non lo si cucina in maniera giusta, il Fugu è un pasto velenoso, potenzialmente letale, che uccide, nei suoi anni migliori, anche una decina di persone all’anno. Insomma, al Filippo non piace affatto l’idea, ma il Fringuello insisteva.

– Ma tu non lo sai che prelibatezza è!

– Ma tu non lo sai quante persone ci muoiono!

– Ma certo che lo so! E allora? È una prelibatezza unica, mica quella robaccia che trovi a Milano!

– Sarà, io preferisco non rischiare.

– No, ascolta, qua la porzione la fanno solo per due, quindi te lo devi prendere con me, per forza!

E allora, te lo dovevi vedere il Filippo che da bianco diventava ancora più bianco, per poi ricordarsi il periodo di formazione come assicuratore e il calcolo dei rischi e la minimizzazione del danno e il porco di dio e così da bianco riso scotti era diventato rosso rifondazione comunista e picchiava i pugni sul tavolo e sbraitava –Ma sarai stronzo o no!? E pure nella periferia di questa merda di città mi porti a mangiare il veleno che se va bene ne rimarrà abbastanza da ucciderci!

Al che il Fringuello alza i palmi e fa – Ma no, ma che dici, di veleno ne lascia abbastanza da farti sentire il sapore, mica da ucciderti.

– Ma vedi che sei stronzo! – gli ha fatto il Filippo che vedeva la realtà sbriciolarsi come il pane raffermo nelle mani di, che ne so, un muratore, e gli urlava – ma che razza di assicuratore sei tu?!

E il Fringuello, si sa, è uno che prende male le stilettate alla sua professione, ma è anche un gran signore che se è arrabbiato si infila il tovagliolo nel colletto della camicia e si pulisce le mani con l’amuchina gel, come tutti i grandi signori, e gli fa – Veramente sono un assicuratore da trent’anni, mangio il Fugu ogni volta che devo assicurare una ditta di asciugamani giapponese, e sono vivo e in carriera da oltre cinquanta.

Il Filippo, a questo punto, si era placato e i trenta giapponesi presenti avevano smesso di guardarli.

– Ma tu come accidenti fai a mangiarlo così tranquillo? Voglio dire, è pericoloso, no?

– E dovremo pur mangiare, siamo cristiani.

– Ma la spaghetteria qui accanto, no?

– Ma allora sei tu lo stronzo, io gli spaghetti me li mangio a casa, no?

– E infatti a casa mica sei mai morto.

– E manco qua sono mai morto.

– E se a ‘sto giro va male?

– Cameriera, un Fugu per due! – strillava il Fringuello alla pseudo-geisha che aveva capito solo Fugu ed era corsa a comunicare l’ordine al cuoco bulgaro che inspiegabilmente cucinava in un tradizionale ristorante giapponese, per poi voltarsi verso il Filippo e dirgli che – Alla fine, è un po’ il nostro lavoro: fai una cosa e poi se andrà male, a ‘sto giro?

Al che, il Filippo, quasi senza più appigli, ondeggiava la testa disorientato e proseguiva con un – Ma questo non è il nostro lavoro, noi dobbiamo essere cauti, se non siamo cauti noi a che cazzo serve avere agenti assicurativi.

E non ci credereste, ma il Fringuello aveva allargato le braccia con gioia e aveva esclamato – a niente! Noi serviamo solo per dare le pacche sulla schiena e dire che tutto va bene!

E il Filippo, un po’ punto nell’orgoglio, fece – Ma scusa, tu sei quello tutto puntiglioso sul suo lavoro, com’è che ora noi non serviamo a niente?

– Ma dai, è ovvio, il nostro mestiere è dire che tutto andrà bene ai capi e che tutto andrà male ai clienti: sono vere entrambe le cose, ma non è che le possiamo scambiare: se non viviamo con del rischio, allora sì che siamo davvero fottuti: perché, caro mio, se nessuno rischia, nessuno si assicura!

Nel mentre, il Fugu era arrivato a tempo di record, cosa che preoccupava il Filippo perché ci si poteva fidare di un cuoco bulgaro così veloce a prepararti un pesce potenzialmente letale, che per giunta ha preparato senza smettere di guardare la partita Bologna-Chievo che per qualche motivo trasmettevano a Osaka, Giappone? Forse no, ma al Fringuello poco importava, tanto che con le bacchette aveva già infilato un filetto di pesce palla tra i denti e con la bocca piena diceva – Ma tu lo sai che l’Imperatore del Giappone questo non lo può mangiare? Cioè, noi possiamo mangiarlo e lui no.

– Perché noi non contiamo un cazzo – gli aveva puntualizzato il Filippo

– Appunto e allora che ti frega, mangia il Fugu alla faccia di quel pezzo grosso!

E questo, questo sì che era un buon ragionamento, lui che non era nessuno se non un agente assicurativo che, abbiamo appurato, non serviva a niente, si era preso in bocca tre fette del pericolosissimo Fugu, chiedendosi a ogni morso se poi sarebbe morto.

E sì, il Filippo poi è morto, ma non per il Fugu, bensì perché un colombiano ubriaco che aveva guidato tutta la notte da Varsavia a Osaka lo aveva investito all’uscita del ristorante.

Sì, insomma, alla fine il Fringuello è tornato a Milano senza il Filippo, giusto in tempo per l’aperitivo, a raccontarci di quanto cazzo fosse buono il Fugu e di quanto le geishe lo attizzassero e di come il colombiano cercasse di spiegare che doveva bere alla guida per ragioni mediche, riuscendo pure a convincere la stradale giapponese. È stato un bell’aperitivo, ma il conto si era rivelato più salato del previsto, più di trecento euro per quattro spritz a Milano, ed è stato allora che il Fringuello mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto – Oh, non cercare di capirci qualcosa, che tutto questo – e ha fatto un gesto per includere il Duomo e Abbiategrasso e pure il Palasport di Torino – è stato scritto da un perfetto coglione – per poi prendere il volo ché di pagare non ne aveva voglia.

Alla fine aveva ragione lui, perché ieri una bancarella a Porta Genova vendeva Fugu ed era buonissimo e mica sono morto a mangiarlo, anzi, quasi quasi ci torno e se ho culo aprono un Fugu All You Can Eat proprio a Milano.

 

Illustrazione di Costanza Gorick

 

Guido Zanetti

Guido nasce a Genova nel 1992. Cresce a Pavia, dove studia filosofia per tre anni e tre quarti. Corre a Torino, dove studia sceneggiatura alla Scuola Holden.

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